Quello che la stampa ha scritto e scrive del lavoro di Franco.
Recensioni di dischi, annunci e commenti, spunti di riflessione.

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30 Aprile 2007 - Foto tratte dall'Opera: Reconciliation di Annelen Josten e Antonio Pappalardo

 

Franco ritratto durante la sua esibizione

 


 

24 Aprile 2007 - Nuovo Quotidiano di Puglia


 

9 febbraio 2007 - FRANCO SIMONE, IL GRANDE TRIONFATORE

Quotidiano EL DIA del 28 gennaio 2007


Alle 23:40 è entrato in scena l'italiano Franco Simone, che, grazie alle sue canzoni più famose, ha dimostrato di essere ancora in gran forma e di godere dell'affetto del pubblico cileno. Durante tutta la sua prestazione, carica di romanticismo e di qualità musicale, si sono ascoltate molte grida di entusiasmo da parte del pubblico. Ha richiamato anche l'attenzione il fatto che i giovani conoscessero a memoria tutte le sue canzoni più classiche. Franco Simone ha anche colto l'opportunità per rendere un omaggio musicale alla cantautrice cilena Violeta Parra, della quale ha interpretato magistralmente "Volver a los 17".

9 febbraio 2007 - Canalliterario

http://www.canaliterario.cl/eventostv.htm
Lo sorprendente de este artista italiano es que sus canciones románticas vivan con igual vigor por más de 30 años, siendo que los gustos del chileno siempre van con la moda. De sus clásicos "Respiro" es reconocida como una de las canciones italianas más lindas del último siglo. En Chile, nuevas generaciones musicales como Javiera Parra y los Imposibles la elevaron a la categoría de cover.

(La cosa sorprendente di quest’artista italiano è che, sebbene il gusto dei cileni cambi col cambiare delle mode, le sue canzoni vivano con uguale vigore da più di 30 anni. Tra i suoi classici, “Respiro” è riconosciuta come una delle più belle canzoni italiane del secolo. In Cile, nuove generazioni musicali come Javiera Parra (nipote della leggendaria Violeta Parra, ndr) y los Imposibles l’hanno elevata alla categoria dei classici da riproporre.


 

08 febbraio 2007 - Franco torna in prima pagina presso la stampa cilena. Il titolo, in prima pagina del quotidiano "LA REGION-COQUIMBO" del 28/01/2007:
FRANCO SIMONE FA IMPAZZIRE (IL PUBBLICO)

Nell'articolo interno si legge, tra l'altro:

TRASUDANDO SIMPATIA DA TUTTI I PORI, FRANCO SIMONE HA TROVATO IL TEMPO DI PARLARCI UN PO' DI TUTTO...
IL FAMOSISSIMO CANTAUTORE ITALIANO PUO' CONTARE SU INNUMEREVOLI SUCCESSI COME "RESPIRO", "TU... SIEMPRE TU", "PAESAGGIO"...


8 Febbraio 2007: Franco Ospite straniero al Festival Internazionale La Serena (Cile), con uno show di 1 ora:

Fonte:

http://www.laserena.cl

L'ARTISTA ITALIANO RECORRERÁ LO MEJOR DE SU REPERTORIO

Franco Simone: "Elegiré las canciones según lo que sienta en el momento y según lo que quiera el público"

 

El artista se dio tiempo para comentar sobre diversos temas.
Relajado y expectante ante lo que será su actuación ante el público local, se mostró el cantante Franco Simone, quien será uno de los principales protagonistas de la noche inaugural del IV Festival de la Canción de La Serena, pogramada para las 22:00 horas de hoy. En el encuentro con la prensa abordó diversos tópicos que dieron cuenta de su particular pensamiento sobre los mismos.

LA SERENA

"La Serena tiene un nombre muy evocativo. Da entender que uno llega a ella para encontrar serenidad y eso parece al mirar su paisaje".

Festivales

"No veo el Festival de Viña como una competencia para La Serena, sino que veo a ambos como un complemento. Cada vez que se hace música es bueno para todos, y por eso suerte para ambos festivales y también para el más pequeño en edad".

Repertorio

"Mi presentación (de esta noche), probablemente es más de sacar que de recibir. Tengo tantos temas que es imposible no cantar alguno. Voy a esperar el minuto final para elegir algunas cosas según sienta en el momento que esté viviendo y según lo que quiera el público".

Homenaje

Además de cantar por primera vez en Chile un nuevo tema, que es "Como nosotros" , voy a hacer un homenaje a una señora chilena que dio al mundo, con sus canciones, imagenes inolvidables de Chile: Violeta Parra. Cuando uno habla de un Pablo Neruda o una Violeta Parra ya tiene una palabra que define Chile. Esta gran señora tuvo una forma única de componer, muy femenina y muy tierna, que sólo algunas personas tienen".

Discos y Videos

"Está pasando algo en la discografía. La difusión extrema de los videos, que en principio nacieron como complemento, hoy está destruyendo la música. Los artistas que me gustan no necesitan videos. En la televisión he visto cosas que son sólo para perder el tiempo y para gastar dinero".

Mujeres

"Tengo mucha confianza en la presencia de las mujeres, porque los hombres ya hemos dado todo lo que podíamos dar. En cambio la mujer tiene una fuerza virgen, pura. Me gusta mucho que Chile tenga una mujer Presidenta. Yo tengo una grandísima admiración por Michelle Bachelet y también por Isabel Allende, la escritora prferida de mi hija de 29 años...".

Raíces

"Me gusta la música que tenga en cuenta las raíces populares. Como Illapu. Cuando uno se disfraza de norteamericano y se pone la camisa de "como él" no es auténtico. A los norteamericanos les basta con lo que hagan ellos".

 


 

 

8 febbraio 2007 - REFERENDUM 2007: FRANCO TRA I PIU' AMATI!
Sorprendente il risultato del Referendum annuale del prestigioso mensile "RARO", una vera Bibbia per i collezionisti di dischi.
Come potete verificare dai risultati che riportiamo, il nostro Franco è risultato tra i più amati, precedendo nomi molto più mediaticamente esposti di lui.
Evidentemente esiste un pubblico fedele, attento, non chiassoso, che viene fuori solo al momento giusto!


 

6 febbraio 2007 - Franco Simone: a trenta anni dagli esordi musicali del cantautore salentino di adozione fiorentina

Parlando di Franco sembra che il tempo si sia fermato, tutto sia rimasto cristallino, limpido coma acqua di sorgente, soprattutto la sua voce che è quella di sempre, inconfondibile. La voce, certo, la vera protagonista, assieme all´anima, che da sempre è in perfetta sintonia, non è mai venuta meno. E´ sempre identica, la solita che da anni fa da colonna sonora al nostro tempo. Un timbro che si fa armonia ogni qualvolta pronuncia una sillaba, intona una nota. Arte, insomma, arte vera che da Respiro, come una navicella spaziale, un treno che trafora talvolta l´inquietudine di un solo istante, prosegue il viaggio sino ad interpretare capolavori come Tu.. e così sia, Notte di San Lorenzo, Cara droga, Fiume grande, Tentazione, Paesaggio, Sogno della galleria, Totò, Notturno fiorentino, L´infinito tra le dita... e poesie musicate come Fenestra vascia, Pianefforte `e notte. Franco Simone oggi, forse più di ieri, è consapevole d´essere un artista, un uomo che fa del proprio lavoro la ricerca di se stesso, dell´armonia universale.
Insomma, un musicista "sincero che non lavora tanto per fare carriera, ma nel rispetto dell´arte e di colui che ascolta". Un rispetto che da trent´anni non si è affievolito, ma anzi è diventato maturo, al punto di avere un ruolo di primo piano nella vita musicale e sotto il profilo umano. Un impegno che lo ha visto partecipare a rassegne musicali, ad eseguire concerti di musica sacra di una certa valenza mistica, come nel caso di Canto D´Amore, che gli ha permesso di vendere in quaranta paesi milioni di dischi, di restare in classifica per sedici settimane, unico caso per un cantautore italiano dopo Domenico Modugno, nelle classifiche discografiche statunitensi. Insomma, Franco Simone, oltre ad essere un nome di rispetto, oltre le capacità artistiche e la sensibilità umana, è la voce che porta l´Italia, Lecce, Firenze nel mondo. E´ Franco quel ragazzo dalla faccia pulita, che del Salento ha la schiettezza del Sud, del Grecale la medesima forza e capacità d'essere presente ogni qualvolta si fa sentire, che affida alla propria voce l´essenza dell´anima. Un artista, insomma, il cui ritratto non conosce età, scolpito nella nostra memoria. A noi non rimane, quindi, che ascoltarlo e lasciarci trasportare dalle emozioni della sua musica, proprio come il Grecale fa ai due mari pettinando l´antico stivale. Non ci resta che aspettare il nuovo album che sarà pubblicato nel 2007 e, come dice una sua canzone, si presenterà "come un nuovo appuntamento".
Lo abbiamo incontrato alla vigilia del suo ennesimo viaggio verso l´America Latina. Lo aspettano infatti in Cile come superospite del Festival della Televisione Nazionale Cilena, programmato per la fine di gennaio presso il Faro Monumental de La Serena, la bella città distesa lungo l´Oceano Pacifico. La televisione cilena ha chiesto a Franco, nel contesto della gara, simile alla nostra sanremese, di esibirsi, ovviamente fuori concorso, per non meno di un´ora e un quarto. I giornali sudamericani continuano a sottolineare la particolare traiettoria di questo nostro artista, il quale, a differenza di quello che succede nella normalità delle carriere, continua, da più di trent´anni, ad essere ascoltato ed amato di generazione in generazione.


-Franco, a cominciare dagli esordi, è semplice individuare nelle tue canzoni, e più in generale nella tua poetica, nell´espressione artistica, una forte valenza onirica e nello stesso tempo uno spaccato di realismo; due elementi che sembrano trovare un compromesso vincente, un legame inossidabile. Ora, quanto è importante la realtà e l´onirico nel tuo percorso umano e musicale?
-Intanto l´onirico mi ha ispirato uno dei miei album più importanti: Gente che conosco, ripubblicato in dicembre col titolo Sogno della galleria. Ritengo che nei sogni ci sia non la negazione della realtà, ma spesso la spiegazione di essa... mi interessano moltissimo, perché i sogni sono la realtà corredata di tanta libertà. La libertà che spesso ci manca, perché ormai conduciamo un tipo di vita castrante, che taglia le ali: normalmente, appena uno dà un´idea di libertà reale, si afferma che è pazzo e allora nei sogni c´è questa possibilità che trovo bellissima, esaltante. In generale mi piacciono le persone che nella vita reale si comportano come se vivessero un sogno. Ovviamente se sono sogni positivi, costruttivi, tanto di guadagnato".


-Osservando i tuoi testi, oggi come ieri, tenendo in considerazione l´evoluzione artistica della tua carriera, si nota come tu riesca a scrivere attraverso un sistema poeticamente progressivo, cioè prospettico: vale a dire che partendo da un dato elemento, proprio come avviene nelle tele seicentesche, tu riesci a contestualizzare la cosa narrata dandole un´espressione spazio-temporale. Ad esempio, nella canzone Cara Droga tu interloquisci con essa proprio come fosse una persona, quindi regalandole un proprio contesto... E´ così?
-Cara droga mi è particolarmente cara, come mi capita con le canzoni che non raccontano direttamente il mio vissuto. Calarsi nei panni di un altro lo trovo particolarmente stimolante, anche se, in fondo, si finisce col parlare comunque di se stessi, dei propri timori e delle proprie speranze. Mi hanno spesso detto che Cara droga era talmente credibile da non poter non essere una pagina autobiografica. L´ho preso come un bel complimento. Quando dico di non essere un tossicodipendente non me ne faccio un vanto; semplicemente non provo alcun interesse per il mondo delle droghe. Non mi sembra una particolare virtù questa mia, ho solo la fortuna di vivere una vita piena di mille altri interessi. Credo che questo mi ponga nella situazione d'essere comprensivo verso quelli che, invece, non hanno molte passioni e finiscono preda di situazioni molto spiacevoli. D´altronde, sin da ragazzo, ho sempre vissuto senza conoscere la noia: ho amato molto anche i miei studi... al Liceo Classico studiavo con passione la filosofia, la letteratura, il latino e, nonostante i sacrifici, studiare mi riempiva l´anima, smuovendomi l´interesse erso il mondo intero. Ora, tornando a Cara droga, io raccontavo un caso col quale ero venuto in contatto attraverso una lettera, bella e tristissima. Si trattava di un ragazzo che, prima di morire, personificava la droga come una creatura che si diverte a fare del male. Il pensiero era molto simile a quello di Schopenhauer rispetto ad una natura che avrebbe determinati suoi scopi, che noi siamo condannati a non poter conoscere. Concludendo su Cara droga, posso dire che è stato un brano che mi ha avvicinato emotivamente a molta gente. Ci sono state tante lettere e tanti incontri con gente che, ascoltando quella canzone, aveva trovato un frammento di verità. C´è stato pure qualche idiota che l´ha presa come un atto d´accusa, però anche questo fa parte del gioco.


-Al di là degli aspetti letterari delle canzoni, emerge un altro aspetto fondamentale: quello musicale. Ascoltandoti, oltre alle tue capacità vocali che sono indubbie, si percepiscono una serie d'influenze musicali, di retroterra sinfonici, strumentali, anche etnici se vogliamo, che tu riesci a mettere in sintonia tra loro come nel caso di Notte di San Lorenzo: una canzone di forte impatto emotivo, in cui si susseguono una serie di registri musicali diversi, come ad esempio le seconde voci che sembrano ricreare un´atmosfera da opera lirica. Ora, ci potresti dire quanto ti hanno influenzato i vari generi musicali? E poi, quali sono i tuoi generi da sempre preferiti?

-Ascolto più musica classica che leggera. Ci sono canzoni che sono geniali nella loro asciuttezza, nella loro semplicità, penso a quelle di Mogol-Battisti o di Battiato, Francesco De Gregori, Pino Daniele, Paolo Conte, Fabrizio De Andrè... sino ad arrivare al giovanissimo Tiziano Ferro, che scrive cose straordinarie. Ora, se vogliamo, alcuni miei brani, come Notte di San Lorenzo o Totò, sicuramente hanno una stesura che potrei definire classica, pucciniana. Il mondo della musica classica mi piace e lo ritengo molto più serio del nostro. Sono amico di un soprano eccellente che si chiama Adriana Maliponte, di un baritono che si chiama Nicola Ulivieri, che ha lavorato con me in un opera dal titolo il Vento di Mykonos, insieme ad un altro soprano, Rita Cammarano, dotata di una splendida voce. Questi sono tutti artisti che non si accontentano del talento avuto in dono da madre natura: studiano, studiano, studiano interminabilmente perché sanno che per raggiungere il massimo non ci sono altre strade... sempre che uno non si accontenti apparire nelle ormai pericolosissime vetrine televisive!...


-Nell´arco della tua carriera si sono susseguiti pezzi di gran successo come Respiro, Tu e così sia, Con gli Occhi Chiusi, canzoni scritte di tuo pugno, e cover come Il cielo in una stanza, La casa in via del Campo. Ora, analizzando questi testi, a me pare che uno dei tanti aspetti che spicca sia quello autobiografico. Quanto c´è di te, dei tuoi trascorsi umani, nelle tue composizioni?
-Per quanto uno si sforzi di stare dietro le quinte, finisce poi col raccontare sempre quello che ama, o quello che teme o quello in cui spera, proprio perché in definitiva non si può raccontare che se stessi. Lo diceva pure, con l´autorevolezza che gli competeva, Federico Fellini, il quale era convinto di fare e rifare sempre lo stesso film. La cosa interessante è che, più si raccontano cose apparentemente marginali, geograficamente limitate, per non dire provinciali, più si diventa internazionali. Basta pensare proprio alla Romagna di Fellini o alla Sicilia di Tornatore. Il segreto credo stia nel fatto che, quando riusciamo ad essere sinceri, parliamo un´unica lingua, quella dei sentimenti.

-Altra cosa interessante è che spesso ho avuto il sospetto che la tua musica, i tuoi motivi siano già di per sé descrittivi; come nel caso di Paesaggio, dove, secondo me, l´ambientazione, se pur celata, è evidente, emerge dalle note stesse, tanto che, ascoltando questo brano, mi viene da pensare a Firenze, tua città d'adozione. Anche perché, se così fosse, si viene a creare una certa similitudine critica, quasi un ossimoro, con Notturno fiorentino. Infatti, se in Paesaggio Firenze fa da scenario ad una crisi emotiva, per non dire biografica, in Notturno fiorentino l´atmosfera cambia, tanto che sembri riacquisire te stesso, vivendo, come tu stesso canti, una rinascita interiore dopo un naufragio. Sei consapevole, quando scrivi certi motivi, di essere così diretto e "paesaggista", oppure si deve ad un'alchimia del caso?
-Quando ho composto Paesaggio non mi ero ancora trasferito a Firenze, ma la frequentavo moltissimo... ti confesso che io subisco molto la suggestione delle parole.
Le parole sono importanti, come sostiene Nanni Moretti: determinate situazioni o emozioni le puoi vivere attorno ad un'unica parola. A quei tempi ero innamorato della parola paesaggio, per quello che rappresenta e significa, tanto è vero che il titolo era presente nell´album prima che nascesse la canzone. La sera prima di andare in sala l´ho composta, avendo chiaro il sentimento che volevo raccontare.


-Spesso parli di Firenze nelle tue canzoni. In almeno due casi, in termini ufficiali, hai ambientato canzoni in questa città, come nel caso di Notturno fiorentino e di Io e Firenze: ma quanto è importante per te, per i tuoi trascorsi, questa città? E soprattutto com´è il tuo legame con essa?
-Troppo facile parlare bene di Firenze, perché è talmente bella!... Vorrei che fosse ricca di vitalità come lo fu storicamente. Purtroppo non posso non rilevare che oggi a Firenze, se incontri qualcuno che parla con passione, quasi sempre sta parlando di sport. Il calcio va bene, ma la storia di Firenze meriterebbe non solo quello. Quando a Firenze arrivano, per i soccorsi dell´alluvione o per qualunque altro motivo, giovani da tutto il mondo, è meraviglioso constatare quanto questa città sia amata nel mondo, forse è la città in assoluto più amata. Mi piacerebbe però che Firenze si ricordasse più spesso di tutto ciò, organizzando delle cose in armonia con la sua storia. Oggi è indubbio che il passato fiorentino schiaccia il presente.


-Venendo a parlare delle tue ultime fatiche discografiche, come nel caso di VocEpiano-Dizionario (rosso) dei sentimenti, di Notturno fiorentino (che contiene la stupenda Pianefforte `e notte) e La Città del Sole, lavori in cui ti sei presentato come artista a tutto tondo, quanto sono cambiate le tue esigenze artistiche, il modo di percepire la realtà, di affrontare certe vicissitudini e tradurle in arte?

-Una mia grande ambizione, a proposito di Pianefforte `e notte (per la quale ho messo la musica sui versi immortali di Salvatore Di Giacomo) sarebbe di mettere in musica tutta la letteratura italiana.
In particolare, Pianefforte `e notte è stata la poesia che più ho amato nella mia adolescenza. Per me aveva già una sinfonia dentro. Quando ho composto la musica non ho faticato: ho solo cercato di tirar fuori quella sinfonia dalle parole. Secondo me, certe operazioni di incontro tra musica e letteratura bisognerebbe farle spesso. Potrebbe anche essere un modo per fare marciare la grande letteratura in termini più popolari. Mi piacciono i tentativi di "ristrutturazione" delle opere del passato. Giorni fa, ad esempio, ho visto un adattamento del Don Giovanni di Mozart fatto da Baricco. Mi è sembrato un atto positivo d´amore e di coraggio.


-Ascoltando certe tue canzoni come Il Vecchio del Carrozzone o Figlio d´amore, emergono tematiche civili che nel corso della tua carriera, pur privilegiando canzoni sentimentali, non hai mai perso di vista: ci potresti svelare quanto contano per te queste tematiche?
-Non riesco a fare differenza: quando una canzone è bella va bene qualunque tema. L´impegno è importante. L´impegno era quello di Fabrizio De Andrè che aveva una voce meravigliosa, una dizione da grande attore di teatro e delle canzoni di grandissima letteratura. A volte, però, la parola impegno è stata usata a sproposito, come alibi per fare cantare gente stonata, che non aveva nulla a che fare con la musica. Detto questo, non mi piacciono certe classifiche: tra La donna cannone di De Gregori e La locomotiva di Guccini trovo improprio fare confronti e dire "questa è più bella dell´altra". C´è gente priva di fantasia che ha bisogno di attaccare etichette da tutte le parti. Le categorie a volte andrebbero superate perché sono delle gabbie mentali.


-Negli ultimi anni ti abbiamo visto come interprete d'arie sacre, un progetto antologico dal vivo che tu hai battezzato Canto D´Amore, un impegno che avevi già messo in opera col tuo riadattamento e l´incisione dell´Ave Maria di Bach-Gounod. Perché una scelta del genere, molto difficile per un musicista pop? Cosa ti ha spinto ad arricchire il tuo repertorio musicale e poetico nel cantare melodie e versi di un certo spessore mistico?

-Vivo moltissimo l´esigenza della religiosità e non bisogna dimenticare che anche grandi atei hanno fatto opere musicali di enorme respiro religioso. L´esigenza della religiosità è comunque una cosa che ritengo insopprimibile. Grandi firme, da Beethoven a Mozart, per non parlare di Bach, hanno composto capolavori religiosi che tutti dovrebbero conoscere, anche prescindendo dal significato strettamente fideistico. Per quanto mi riguarda, lontano da ogni sospetto di bigottismo, quando canto quel repertorio sacro è come se mi si aprissero delle finestre che normalmente tengo socchiuse; è come un rito liberatorio, qualcosa che mi fa bene all´anima.


-Da diverso tempo ti abbiamo visto nei panni di traduttore, autore di testi in diverse lingue, cantante multietnico. A quando una canzone nel tuo dialetto salentino? O meglio, dopo tante esperienze plurilinguistiche non senti l´esigenza di scrivere in salentino? Ci hai mai provato?
Quelle che traduco, normalmente in spagnolo, sono canzoni mie o che fanno parte del mio repertorio. Per quanto riguarda il dialetto del mio Salento, in Canto D´Amore c´è un brano che s´intitola Varda comu zumpene, che vuol dire Guarda come saltano, ma già nel mio primissimo album, del 1972, c´èra una canzone in salentino. Detto questo, nel mio Salento c´è una musica interessantissima: la Pizzica. Sono molto amico di Pino Zimba, che è il re di quel genere, protagonista del film Sangue vivo, però non mi sento capace di comporre quel tipo di musica. Almeno per adesso non mi sento pronto a farla, pur avendola nel sangue, essendo salentino di nascita".


-In un tuo pezzo, Con gli occhi chiusi, mi sembra di percepire una vena petrarchiana, ossia un lirismo idilliaco. Elemento dovuto, probabilmente, al fatto che tu nutri notevoli passioni letterarie e che con maestria e umiltà esprimi componendo. Ora, facendo un´esegesi globale del tuo panorama musicale, ti resta difficile ammettere quanto ho sottolineato? Oppure preferisci parlare di pura casualità, di affinità, di corrispondenze emotive?
-Lo stesso tema di quella mia canzone venne trattato l´anno dopo in Bella senz´anima di Cocciante. Certo, sono simpatiche analogie! Petrarca l´ho amato tanto da ragazzo, ma adesso che mi ci fai pensare, in Chiare, fresche e dolci acque, con quel saluto alla natura, quel senso di serenità universale, sì... esiste una certa similitudine con il mio brano. Se vuoi poi dei riferimenti letterari, quando ho composto Tu... e cosi sia c´era di mezzo una cosa di Ovidio che avevo studiato a scuola e che mi aveva molto colpito. Il verso, o meglio il passo, diceva più o meno "quanto è bello stare a letto quando piove facendo l´amore..." e, infatti, ricordo che sui libri del liceo vi erano i punti di sospensione.
Forse questo mi ha aiutato a viaggiare con la fantasia.


-In passato, oltre che autore ed interprete, ti abbiamo visto all´opera come autore televisivo, inoltre sappiamo che scrivi molto anche in prosa, ad esempio riempi pagine di diario, scrivi appunti, sei molto meticoloso. Quali sono, quindi, i tuoi progetti futuri? In cosa credi di esprimerti nel futuro prossimo?
-Uso la musica e la scrittura per riuscire a capire che cosa sia il mistero della vita. Di progetti ne ho tanti. Progettando, mi piace stupire soprattutto me stesso. Non amo ripetere formule già collaudate. Progettare significa vivere, andare avanti.

Certo, ha fin troppo ragione Franco: i progetti, prima di metterli in pratica, bisogna pensarli, coltivarli, proprio come fa lui, che, pur avendo pubblicato di recente un cofanetto antologico che racchiude tre dei suoi album più significativi (Dizionario (rosso) dei sentimenti- Deseo, il meglio in spagnolo, Sogno della galleria) lavora attivamente per la realizzazione di un nuovo album di inediti.
Sicuramente sarà l´ennesimo risultato di un lavoro ispirato, in cui sarà facile trovare le tracce di tutti gli incontri che Franco annota nella sua anima, per trasformarli in materia artistica.
Intanto lo salutiamo, lasciandolo tra quei ponti di Firenze che tanto ama.
Come recita una sua canzone, lo vediamo allontanarsi "nel profumo della strada, con l´infinito tra le dita".

Iuri Lombardi

 

tratto da: NOVE da Firenze

http://www.nove.firenze.it/vediarticolo.asp?id=a7.01.26.09.55

 

FRANCO SIMONE: A TREINTA AÑOS DEL DEBUT MUSICAL DEL CANTAUTOR SALENTINO DE ADOPCIÓN FLORENTINA (Traduzione di Paz Belén)

Hablando de Franco Simone, pareciera que el tiempo se hubiese detenido, todo haya permanecido cristalino, limpio como agua de manantial, sobretodo su voz, que es aquella de siempre, inconfundible. La voz, la verdadera protagonista junto al alma, que desde siempre está en perfecta sintonía. Ni más, ni menos, es idéntica, la misma que desde muchos años hace de banda sonora en nuestras vidas. Un timbre que se hace armonía cada vez que pronuncia una sílaba o entona una nota. Arte, en resumen, verdadero arte que desde Respiro, como una nave espacial, un tren que tranquiliza de una vez la inquietud de un instante, prosigue el viaje hasta interpretar obras maestras como, Tu è così sia, Notte di san Lorenzo, Cara droga, Fiume grande, Tentazione, Paesaggio, Sogno della galleria, Totò, Notturno fiorentino, L’infinito tra le dita, y poesías musicalizadas como Fenesta Vascia y Pianefforte e` notte.

Franco Simone, hoy, tal vez más que ayer, es conciente de ser un artista, un hombre que hace de su trabajo la búsqueda de sí mismo, de la armonía universal.

Un músico sincero, que no trabaja para hacer carrera, sino por el respeto del arte y de aquel que lo escucha. Un respeto que desde hace ya 30 años no ha disminuido, sino que se ha vuelto maduro, al punto de tener un rol de primer plano en la vida musical y bajo el perfil humano. Un compromiso que lo ha visto participar en reseñas musicales y ejecutar conciertos de musica sacra de cierto grado místico, como en el caso de Canto d’amore, que le ha permitido vender en 40 países millones de discos, de permanecer en el ranking de los más vendidos por dieciséis semanas, único caso para un cantautor italiano después de Domenico Modugno, en las clasificaciones discográficas estadounidenses. Franco Simone mucho más allá de ser un nombre de respeto, más allá de sus capacidades artísticas y su sensibilidad humana, es la voz que lleva Italia, Lecce, Florencia en el mundo. Es Franco aquel muchacho de la cara limpia, del Salento posee la sinceridad, de la cercanía con Grecia la misma fuerza y capacidad de estar presente cada vez que se hace sentir, que confía a su propia voz la esencia del alma. Un artista esculpido en nuestra memoria, cuyo retrato no conoce edad.

A nosotros, no nos queda más que escucharlo y dejarnos transportar por las emociones y la música, sólo nos queda esperar el nuevo álbum que será publicado en el 2007 y como dice una canción suya, se presentará, “come un nuovo appuntamento”.

Lo hemos encontrado en la vigilia de uno de sus tantos viajes hacia América Latina. De hecho lo esperan en Chile como figura estelar del Festival de La Serena, programado para fin de enero y que se realizará en el sector del Faro Monumental de La Serena, la bella ciudad tendida a lo largo del Océano Pacifico. La televisión chilena ha pedido a Franco, en el contexto de la competencia, similar a la de San Remo, de exhibirse, obviamente fuera de concurso por no menos de una hora y cuarto. Los periódicos sudamericanos continúan destacando la particular trayectoria  de nuestro artista, el cual a diferencia de lo que sucede en la normalidad de las carreras, continua siendo amado y escuchado por generaciones y generaciones hace más de treinta años.

Franco, comenzando desde tu debut, es simple individualizar, y más aún en tu poesía, en la expresión artística, un fuerte contenido onírico y al mismo tiempo un romper la realidad; dos elementos que parecen encontrar un compromiso convincente, una unión indisoluble. Cuan importante es la realidad y lo onírico en tu recorrido musical y humano?

-Lo onírico ha inspirado uno de mis álbumes más importantes: Gente che conosco, reeditado en diciembre con el título de Sogno della Galleria. No creo que en los sueños exista la negación de la realidad, sino que a menudo se encuentra la explicación de la misma, me interesan muchísimo, porque los sueños son la realidad coartada de la libertad. La libertad que a menudo nos falta, porque ya conducimos un tipo de vida limitada, que nos corta las alas. Normalmente apenas uno da una idea de libertad real, se afirma que está loco, entonces en los sueños existe esta posibilidad que encuentro bellísima, exaltante. En general me gustan las personas que en la vida real se comportan como si vivieran un sueño. Obviamente si los sueños son positivos, constructivos.

- Observando tus textos, hoy como ayer, teniendo en consideración la evolución artística de tu carrera, se nota como tu consigues escribir a través de un sistema poético progresivo, vale decir que partiendo desde una dato, elemento, tu consigues contextualizar la cosa narrada dándole una expresión espacio-temporal . Por ejemplo en la canción Cara Droga tu haces de interlocutor con ella como si fuera una persona, lo que da un contexto a la canción, es así?

-Nutro un afecto particular por Cara Droga, como me sucede con las canciones que no cuentan directamente mi experiencia. Situarse en la vivencia de otro lo encuentro particularmente estimulante, incluso si en el fondo, se termina hablando de nosotros mismos, nuestros temores y esperanzas. A menudo me dicen que Cara Droga era tan creíble, al punto de que no podía no ser una pagina autobiográfica. Lo he tomado como un buen cumplido. Cuando digo que no soy un tóxico dependiente no me jacto del hecho, simplemente no siento ningún tipo de interés por el mundo de las drogas. No creo que sea una virtud, es solo que tengo la fortuna de tener una vida llena de otro tipo de intereses. Creo que esto me pone en la situación de ser comprensivo hacia aquellos que, en cambio, no tienen muchas pasiones y terminan como presa en situaciones muy desagradables.

Además, desde pequeño he vivido sin conocer el aburrimiento, he amado mucho mis estudios. En el liceo clásico estudiaba con pasión la filosofía, la literatura, el latín y no obstante los sacrificios, estudiar me llenaba el alma, estimulando mi interés hacia el mundo entero. Volviendo a Cara Droga, yo contaba un caso en el cual tuve contacto mediante una carta, linda y triste. Se trataba de un muchacho que antes de morir, personificaba la droga como una criatura que se divierte haciendo el mal. El pensamiento era muy similar al de Schopenhauer, respecto de una naturaleza que tiene determinadas finalidades y que estamos condenados a no conocer. Concluyendo sobre Cara Droga, puedo decir que ha sido un tema que me ha acercado emotivamente a mucha gente. Han existido tantas cartas y tantos encuentros con gente que escuchando aquella canción, había encontrado un fragmento de verdad. También hubo algún idiota que la tomo como una acusación, pero esto también forma parte del juego.

Más allá de los aspectos literarios de las canciones, emerge otro aspecto fundamental: aquello musical.

Escuchándote, más allá de tus capacidades vocales que son indudables, se perciben una serie de influencias musicales; sinfónicas, instrumentales, también étnicas si queremos , que tu consigues poner en sintonía entre ellas como en el caso de Notte di San Lorenzo: una canción de fuerte impacto emotivo, en la cual se subsiguen una serie de registros musicales distintos, como por ejemplo las segundas voces que parecen recrear una atmósfera de opera lírica. Ahora nos podrías decir cuanto te han influenciado los distintos tipos de géneros musicales? Y además, cuales son desde siempre tus preferidos?

-Escucho más música clásica que ligera. Hay canciones que son geniales en su certeza, en su simplicidad, pienso en aquellas de Mogol-Battista o de Battiato, Francesco de Gregori, Pino Daniele, Paolo Conte, Fabrizio de Andrè, hasta llegar al joven Tiziano Ferro, que escribe cosas extraordinarias, ahora si queremos algunos temas míos, como Notte di San Lorenzo o Totò, seguramente tienen una escritura que podría definir clásica, pucciniana. El mundo de la música clásica me gusta y lo considero mucho más serio que el nuestro, soy amigo de una soprano excelente que se llama Adriana Maliponte, de un barítono que se llama Nicola Ulivieri, que ha trabajado conmigo en una opera que lleva por título Il vento di Mykonos, junto a otra soprano, Rita Cammarano, dotada de una esplendida voz. Todos estos artistas no se contentan sólo del talento que poseen por naturaleza: estudian, estudian, estudian interminablemente porque saben que para llegar a lo máximo no hay otra posibilidad…siempre y cuando no les guste aparecer en las ya peligrosas vitrinas televisivas!...

En el arco de tu carrera se han subseguido temas de gran éxito como Respiro, Tu e così sia, Con gli occhi chiusi, canciones escritas de tu puño, y covers como Il cielo in una stanza, La casa in via del campo. Analizando estos textos, me parece que uno de los tantos aspectos que resalta sea aquel autobiográfico. Cuanto hay de ti, de tu recorrido humano, en tus composiciones?

-Por más que uno se esfuerce por permanecer detrás de todo esto, siempre termina contando lo que ama, lo que teme, lo que espera, porque en definitiva no se puede no contarse a sí mismo. Lo decía, con la autoridad que le competía, Federico Fellini, el cual estaba convencido de hacer y rehacer siempre el mismo film. La cosa interesante es que, mientras más se cuentan cosas aparentemente marginales, geográficamente limitadas, por no decir provinciales, más internacional se convierte. Basta  pensar en la Romagna de Fellini o la Sicilia de Tornatore. El secreto creo se encuentre en el hecho que, cuando conseguimos ser sinceros, hablamos un único idioma, el de los sentimientos.

 

Otra cosa interesante, es que a menudo he tenido la sospecha de que tu música, tus motivos son ya de por sí descriptivos, como en el caso de Paesaggio, donde, según yo, la ambientación es evidente, emerge de las notas mismas, tanto que, escuchando este tema, me viene a la mente pensar en Florencia, tu ciudad de adopción. También porque si así fuese, se crea una cierta similitud crítica con Notturno Fiorentino. De hecho, si en Paesaggio, Florencia hace de escenario a una crisis emotiva, por no decir biográfica, en Notturno Fiorentino la atmósfera cambia, tanto que pareciera que te reencuentras contigo mismo, viviendo, como tu mismo cantas, un renacer interior después de un naufragio. Eres conciente, cuando escribes sobre ciertos aspectos, de ser así directo y sincero, o se debe a una alquimia del caso?

-Cuando compuse Paesaggio aun no me transfería a Florencia, pero la frecuentaba a menudo, te confieso que yo sufro mucho la sugestión de las palabras.

Las palabras son importantes, como sostiene Nanni Moretti: determinadas situaciones o emociones las puedes vivir en torno a una única palabra. En aquellos tiempos estaba enamorado de la palabra Paesaggio, por lo que representa y significa, de hecho el título estaba ya presente antes de que naciera la canción. La noche antes de registrarla, la he compuesto, teniendo claro el sentimiento que quería contar.

 

A menudo hablas de Florencia en tus canciones. En al menos dos casos, en términos oficiales, haz ambientado canciones en esta ciudad, como en el caso de Notturno Fiorentino y de Io e Firenze: pero cuan importante es para ti, para tu recorrido musical, esta ciudad?, y sobretodo cómo es tu relación con ella?

 

-Demasiado fácil hablar bien de Florencia, porque es tan bella!...quisiera que fuese tan rica de vitalidad como le fue históricamente. No puedo no evidenciar que hoy en Florencia, si encuentras alguien que habla con pasión, casi siempre esta hablando de deporte. El fútbol esta bien, pero la historia de Florencia merecería no solo aquello. Cuando a Florencia llegan por los socorros del aluvión o por cualquier otro motivo, jóvenes de todo el mundo, es maravilloso constatar cuanto amada es esta ciudad en el mundo, tal vez es la más amada en absoluto. Pero, me gustaría que Florencia se recordara más a menudo de todo eso. Organizando las cosas en armonía con la historia. Hoy no hay duda que el pasado Florentino minimiza el presente.

 

Hablando de tus últimos trabajos discográficos, como en el caso de Vocepiano-Dizionario (rosso) dei sentimenti, de Notturno Fiorentino (que contiene la estupenda Pianefforte `e notte) y Eliopolis, La Città del Sole, trabajos en los que te has presentado como artista en toda su expresión, cuanto han cambiado tus exigencias artísticas, el modo de percibir la realidad, de afrontar ciertas vicisitudes y traducirlas en arte?

- Una de mis grandes ambiciones, a propósito de Pianefforte `e notte (para la cual he puesto la música sobre los versos inmortales de Salvatore di Giacomo) sería introducir la música en toda la literatura Italiana.

En particular, Pianefforte `e notte ha sido la poesía que más he amado en mi adolescencia. Para mí ya tenia una sinfonía dentro. Cuando compuse la música no fue una gran trabajo: solo busque tirar afuera aquella sinfonía de las palabras. Según yo, ciertas operaciones de encuentro entre música y literatura se necesitaría hacerlas a menudo. También podría ser un modo para hacer marchar la gran literatura hacia términos más populares. Me gustan los tentativos de “reestructuración” de las obras del pasado. días atrás, por ejemplo, he visto una adaptación del Don Giovanni di Mozart hecho por Baricco. Me ha parecido un acto positivo de amor y de valentía.

Escuchando ciertas canciones tuyas como Il vecchio del Carrozzone o Figlio d’amore, emergen temas civiles que en el curso de tu carrera, incluso si privilegias temas sentimentales, nunca has perdido de vista, nos podrías develar que valor tienen  para ti estas temáticas?

-No consigo hacer una diferencia: cuando una canción es bella está bien cualquier tema. El compromiso es importante. El compromiso era aquel de Fabrizio de Andrè que tenía una voz maravillosa, una dicción de gran actor de teatro y de las canciones de gran literatura. A veces la palabra compromiso ha sido usada sin venir al caso, como coartada para hacer cantar a gente desentonada, que no tenía nada que hacer con la música. Dicho esto, no me gustan ciertas clasificaciones: entre La donna cannone di De Gregori y La Locomotiva de Guccini, encuentro impropio hacer comparaciones y decir “esta es más bella que la otra”. Hay gente privada de fantasía que tiene necesidad de atacar etiquetas en todas las partes. Las categorías a veces deberían ser superadas porque son jaulas mentales.

En los últimos años te hemos visto como intérprete de arias sacras, un proyecto antológico en vivo que tu has bautizado como Canto d’Amore, un compromiso que ya habías puesto en obra con la readaptación y grabación del Ave Maria de Bach-Gounod. Porqué una elección de ese tipo?, muy difícil para un artista pop?, Que te ha empujado a enriquecer tu repertorio musical y poético, cantando melodías y versos de un cierto espesor místico?

-Vivo intensamente la exigencia de la religiosidad y no debemos olvidar que también los grandes ateos han hecho obras musicales de enorme respiro religioso. La exigencia de la religiosidad es como sea una cosa que considero impostergable. Grandes firmas, desde Beethoven a Mozart, por no hablar de Bach, han compuesto obras maestras que todos deberían conocer, incluso prescindiendo del significado estrechamente fideistico. Por cuanto me respecta, lejano de cada sospecha de beatitud, cuando canto aquel repertorio sacro es como si me abrieran las ventanas que normalmente tengo entrecerradas; es como un rito de libertad, algo que me hace bien al alma.

Desde algún tiempo te hemos visto en la faceta de traductor, autor de textos en diversos idiomas, cantante multiétnico. Cuando tendremos una canción en tu dialecto, salentino? O mejor, después de tantas experiencias plurilinguisticas no sientes la exigencia de escribir en salentino?, Lo has intentado?

-Aquellas que traduzco, normalmente en español, son canciones mías o que son parte de mi repertorio. En lo que tiene relación al dialecto de mi región, el Salento, en Canto d’Amore hay un tema que se titula Varda come zumpene, que quiere decir, Mira como saltan, pero ya en mi primer álbum, de 1972, existía una canción en salentino. Dicho esto, en mi Salento hay musica muy interesante: La Pizzica. Soy muy amigo de Pino Zimba, que es el rey de aquel género, protagonista del film Sangue vivo, pero no me siento capaz de componer ese tipo de música. Al menos por ahora no me siento listo para hacerla, si bien teniéndola en la sangre, siendo Salentino de nacimiento.

En un tema tuyo, Con gli occhi chiusi, me parece percibir una vena petrarquiana, o sea un lirismo idílico. Elemento probable debido al hecho que tu nutres notables pasiones literarias y que con maestría y humildad expresas componiendo. Haciendo una exégesis global en tu panorama musical, te es difícil admitir lo recién dicho? O prefieres hablar de pura casualidad, de afinidad, de correspondencias emotivas?

-El mismo tema de mi canción viene tratado un año después en Bella senz’anima de Cocciante. Claro, son analogías simpáticas!. He amado a Petrarca desde jóven, pero ahora que me lo haces pensar, en Claras frescas y dulces aguas, con aquel saludo a la naturaleza, aquel sentido de serenidad universal, sí, existe una cierta similitud con mi canción. Si además quieres referencias literarias, cuando he compuesto Tu e così sia, había en el medio una cosa de Ovidio que estudie en el colegio y me había impresionado mucho. El verso, o mejor el pasaje, decía más o menos: “cuanto es bello estar en la cama cuando llueve, haciendo el amor” y, de hecho, recuerdo que sobre los libros del liceo estaban los puntos suspensivos. Tal vez esto me ha ayudado a viajar con la fantasía.

 

En el pasado, además de autor e intérprete, te hemos visto en un trabajo como autor televisivo, además sabemos que escribes mucho en prosa, que llenas páginas de diarios, escribes apuntes, eres muy meticuloso. Cuales son, por lo tanto, tus proyectos futuros?. De que forma crees que te expresarás en el futuro próximo?.

-Uso la música y la escritura para conseguir entender cual es el misterio de la vida. De proyectos, tengo muchos. Me gusta sorprenderme a mí mismo. No amo repetir formulas ya probadas. Proyectar significa vivir, ir adelante.

Claro, tiene razón Franco: los proyectos antes de ponerlos en práctica, se necesita pensarlos, cultivarlos, precisamente como lo hace él, que habiendo publicado en forma reciente un trabajo antológico que encierra tres de sus álbumes más significativos (Dizionario (rosso) dei sentimenti - Deseo, il meglio in spagnolo - Sogno della Galleria), trabaja activamente para la realización de un nuevo álbum de inéditos.

Seguramente será el enésimo resultado de un trabajo inspirado, en el cual será fácil encontrar los rastros de todos los encuentros que Franco anota en su alma, para transformarlos en materia artística. Por ahora lo saludamos, dejándolo entre los puentes de Florencia que tanto ama.

Como recita una canción suya, lo vemos alejarse “nel profumo della strada, con l’infinito tra le dita”.

 


 

16 dicembre 2006- L'articolo di Franco pubblicato dal "Nuovo Quotidiano di Puglia"

 

 


9 ottobre 2006 - L'intervista integrale della rivista RARO.

Vi consigliamo di acquistare questa interessantissima rivista, presso la vostra edicola, oppure di prenotarla direttamente presso il sito Web su Internet.

www.raro.it

Il testo:

Esattamente trent’anni fa, nell’ottobre ’76, il tuo 45 giri Tu… e così sia conquistava il primo posto nella classifica dei dischi più venduti. Che ricordo hai di questo particolare momento della tua carriera?

Dopo 4 anni di speranze, delusioni, attese, inquietudini, era arrivato il mio primo vero successo. Ovviamente ci fu euforia, soddisfazione, voglia di festeggiare con gli amici. A tutto questo si aggiungeva una mia nascente insofferenza verso quelle persone che si ricordano di te solo quando sei sotto i riflettori. A distanza di tanti anni, continuo ad evitare quelli che sgomitano per mettersi in mostra. La qualità si accompagna sempre alla discrezione.

Tre anni dopo, nel ’79, lasciasti la RiFi per fondare una tua etichetta. Cosa ti spinse a questa decisione?

Mi trovai al centro di lotte intestine. La mia fu una scelta obbligata. Seguii le indicazioni delle persone che più mi avevano dimostrato fiducia. Ricordo con affetto i miei discografici RiFi, Giovambattista Ansoldi e suo figlio Tonino, ed il mio primo produttore, Ezio Leoni, i quali, quando io cantavo, mi ascoltavano con autentica, puntuale commozione. Questo era il migliore incoraggiamento ad andare avanti, contro un ambiente che trovai generalmente ostile, per motivi difficili da sintetizzare. Il mondo dello spettacolo continua ad essere popolato da strani personaggi! Ricordo l’intervista, pubblicata da un famosissimo giornalista, al quale avrei raccontato “…sono finalmente in classifica grazie ai miei occhi verdi!...” La verità è che non solo non avrei mai potuto dire una frase così idiota, ma quel famoso giornalista con me non aveva mai parlato. Ma, senza andare tanto indietro, basti pensare a quell’altro giornalista di grande prestigio che, l’anno scorso, a “Music Farm”, prima mi ha detto che meritavo un bel 10, rimproverando i suoi colleghi per la scarsa attenzione riservatami, poi, mi ha dato un bel 3 “…non per come ha cantato- disse- ma per come si è comportato…” Praticamente eravamo tornati all’asilo col maestro che bacchetta il bambino cattivo di turno. La cattiveria che mi era stata attribuita, però, si dà il caso che, registrazioni alla mano, fosse una pura invenzione della signora Iva Zanicchi, in pieno delirio di invidia e onnipotenza! A proposito di Music Farm, io non rinnego nulla del mio passato, ma con quel programmaccio non c’entravo proprio niente. Ero stato convinto a partecipare dall’entusiasmo di Simona Ventura, che parlava di una nuova “Canzonissima”. Con la mia buona fede e la mia ingenuità, di cui vado fiero, alla fine mi sono ritrovato in un’orrenda telenovela in cui a  me, alcuni autori privi di dignità e di qualunque senso morale, avevano già deciso di dare il ruolo del presuntuoso e dell’antipatico. Lo stesso Ivan Cattaneo, che giornalmente mi diffamava in tv, mi ha detto candidamente “Lo so che tu sei un puro, ma, sai, la televisione funziona così!... e poi io non c’entro niente: leggo solo quello che mi scrivono gli autori contro di te!” Per concludere, dopo aver “ammirato”, incredulo, in ore e ore di registrazioni (disponibili… in qualunque senso) il comportamento di certi personaggi, sono arrivato all’inevitabile conclusione che Iva Zanicchi, Francesco Baccini e Dolcenera (provo fastidio solo a farne i nomi!) fanno un mestiere completamente diverso dal mio: io faccio l’artista, loro fanno carriera!

Un singolo, Tu per me, ed un album, Racconto a due colori, lo realizzasti anche in vinile giallo; da cosa fu dettata questa scelta?

Semplici manie giovanili: era come scegliere un giocattolo piuttosto che un altro. Per giunta, il vinile giallo si rivelò assolutamente scarso come resa sonora.

A quale degli album prodotti da te sei più legato?

Me ne vengono in mente 3, che sto raccogliendo in un cofanetto per il prossimo Natale: “Gente che conosco” (che, con l’aggiunta di 3 inediti, cambia solo titolo, diventando “Sogno della galleria”); era un album coraggioso, con tanta voglia da parte mia di non ripetere alcuna formula scontata. Il secondo album è “Totò”, sicuramente uno dei miei più significativi; per motivi anche qui lunghi da spiegare è stato un grande successo in giro per il mondo, passato quasi inosservato qui da noi. Il terzo album è il mio più recente: “Dizionario (rosso) dei sentimenti”, registrato in diretta nell’arco di un solo pomeriggio, senza trucchi e senza inganni.

In un brano, Clara, contenuto nell’album Camper, la musica è firmata Pino Donaggio… Com’è nata questa collaborazione?

Ho grande stima di Pino Donaggio e… io faccio parte di quella minoranza che i grandi artisti vuole onorarli finchè sono vivi e vegeti! Firmare un brano insieme a lui mi ha onorato. Amo le collaborazioni che nascono da passioni condivise. A novembre, per esempio, tornerò a collaborare con Antonio Pappalardo, un autore che si sta facendo strada nel campo della musica classica contemporanea. Sarò ancora una volta il protagonista di una stupenda MISSA MILITUM, scritta, in tempi non sospetti, per le reali forze di pace in azione nel mondo. Mi accompagnerà un’enorme orchestra sinfonica (200 elementi) ed una straordinaria compagnia di canto lirico. Il tutto avverrà il 13 novembre, a Milano, presso il Duomo S. Marco. Queste sono le cose che davvero mi riempiono l’anima!

Nel 1985 sei tornato al Festival di Sanremo con Ritratto che ha avuto anche un buon successo, ma poi non sei più tornato…

Adoro Sanremo, da spettatore. Sono certo che Baudo, con la stimolante, effervescente presenza della Hunzicker, ci regalerà una bellissima edizione. Detto questo… tornerò io stesso al Festival? Non lo ritengo un problema. In varie edizioni mi hanno pregato vivamente di partecipare, ma, in certi momenti, mi sentivo semplicemente inadeguato.

Nel 1989, un tuo album, Totò, è addirittura entrato in classifica negli Stati Uniti, ma pochi lo sanno…

Io lo so e questo mi basta, ma, stanne certo, lo sanno anche molti di quei colleghi di cui sopra e… non me lo perdonano, condannati come sono ad una popolarità strillata che non va al di là delle Alpi!...

Con Dizionario dei sentimenti  hai realizzato il primo delle tue antologie dedicate a cover; con quale criterio scegli le canzoni di colleghi, cantautori o interpreti che siano?

Seguo unicamente le ragioni del cuore. Quando un collega mi regala un brivido, gli sono grato a vita. La mia esistenza emotiva è stata segnata, con stupende lacrime di commozione, dall’ascolto di brani come “Meraviglioso” di Modugno, “Il nostro concerto” di Bindi, “Io vorrei, non vorrei, ma se vuoi” di Battisti, “Il cielo in una stanza” di Paoli, “E ti vengo a cercare” di Battiato, “La costruzione di un amore” di Fossati, “Tu no” di Ciampi… potrei continuare a lungo, fino ad arrivare alla nuova realtà di Tiziano Ferro, generazionalmente lontano dai precedenti, ma artisticamente sintonizzato sulle stesse frequenze.

Tra le tue collaborazioni c’è quella, splendida, con Maria Carta, in Notturno fiorentino. Che ricordo hai?

Come Gabriella Ferri, Mia Martini, Umberto Bindi, Giuni Russo… anche lei, purtroppo, se n’è andata con una buona dose di risentimento verso un ambiente al quale aveva dato arte e qualità e dal quale aveva ricevuto spesso colpevole dimenticanza.

Con chi vorresti oggi realizzare un duetto canoro?

Con Mina… come si fa a non amare questa autentica leggenda italiana, nella quale il Padreterno (per dirla in termini manzoniani) ha voluto evidentemente lasciare una maggiore orma di sé? E poi c’è un’altra grandissima artista che mi porto nel cuore, l’argentina Mercedes Sosa, di cui sono onoratissimo di essere amico.

Una dei tuoi album più belli, a mio parere, è La città del sole, eppure non ha avuto quel successo che avrebbe meritato, perché secondo te?

Boh! Io mi sforzo solo di fare delle belle cose. Il resto non mi interessa più di tanto. La felicità che provo quando esprimo cose in cui credo… quello è l’unico vero successo!

Un tuo album, edito in Grecia, ti ha visto cantare in greco, molte delle tue canzoni le hai incise in spagnolo e nei Paesi latini sei un’autentica star con concerti da tutto esaurito; qual è il Paese che ti ha dato le maggiori soddisfazioni?

Cile, Argentina, Uruguay, Colombia e, in genere, i paesi dell’America Latina mi danno valanghe di affetto, ma, senza fare nulla di speciale per arrivarci, come ricordavi prima, mi sono ritrovato in classifica anche negli Stati Uniti e addirittura in Corea… Il mio sito Internet (www.francosimone.it) è frequentato da fans di una quarantina di nazioni. Sinceramente, non mi posso sentire un incompreso.

Il tuo ultimo, straordinario, Dizionario (rosso) dei sentimenti è del 2003. A quando un nuovo album?

I concerti dal vivo sono tappe fondamentali della mia vita artistica. Mi stanno molto a cuore le incursioni che compio, sempre più spesso, nel mondo della musica classica. In quel mondo non si improvvisa nulla: chi non ha le carte in regola se ne sta a casa. Detto questo, sto lavorando a vari progetti discografici. Non so quale concluderò prima. La verità è che, da molti anni a questa parte, seguo solo le esigenze artistiche, non quelle di mercato.

 


 

18 settembre 2006:

IL NUOVO QUOTIDIANO 16 Settembre 2006

"...Si continua ancora a parlare di "Due", il cortometraggio di John Sparano... di cui sono stati apprezzati, oltre alla storia e alle belle ambientazioni, l'interpretazione dei protagonisti e la colonna sonora di Franco Simone. Quest'ultimo è stato l'ospite speciale della serata, applauditissimo dal pubblico..."

 


 

2 settembre 2006 - L'intervista della rivista cilena "Pagina Uno"

CLICCA SULL'IMMAGINE PER LEGGERE L'INTERVISTA!

 


16 dicembre 2005 - SKY TG24 POMERIGGIO

Intervista Sky Tg24 Pomeriggio- 13 dicembre 2005

Prima parte


La giornalista Maria Latella presenta gli ospiti: Franco Simone, Fedro Francioni (grande Fratello 2003), Francesca Barra (conduttrice di "La regola", reality anomalo con degli scienziati come protagonisti), il Prof. Mario Morcellini (Preside della Facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università La Sapienza di Roma), il Prof. Enrico Menduri. L'argomento della trasmissione è: I "Reality show" e l'intervento del Presidente Ciampi. Si prende spunto proprio dalle parole del nostro Presidente della Repubblica il quale invita tutti gli italiani a stare in guardia rispetto ai reality show ed in particolare agli effetti ducativi/diseducativi che gli stessi potrebbero provocare nei nostri giovani ed in particolare nei nostri bambini. Fa il suo intervento il prof. Morcellini. Segue il primo intervento di Franco.


Latella: Che cos'era Music Farm e come lei ci si è trovato?

Franco: Intanto mi riallaccio con due parole a quello che ha detto il professore Morcellini e dico “Lunga
vita al nostro Presidente della Repubblica!” perchè ha detto, secondo me, delle cose sacrosante. Proprio per la indiscutibilità della sua figura morale credo che sia indicativo quello che ha detto. Tornando al reality a cui ho preso parte, si chiama Music Farm. Io sono stato chiamato e mi sono entusiasmato all'idea che fosse una nuova Canzonissima. Ho l'età per ricordare edizioni di Canzonissima assolutamente esaltanti, straordinarie, per cui questa cosa mi enebriava; invece poi ho vissuto questa esperienza che, per quanto mi riguarda, è diventata una orrenda telenovela.

Latella: C'era un elemento di nostalgia, dunque, quando lei ha detto “pensavo alla vecchia Canzonissima”, elemento di nostalgia che riguarda i trentenni, quarantenni che le vecchie Canzonissime le hanno vissute.
Voi come pensavate di tener fermi anche i telespettatori più giovani?


Franco: Non ho mai fatto differenza tra giovani e non giovani; credo che sia un'esasperazione a cui siamo abituati. Per me esistono individui di 15 e di 150 anni… non cambia nulla. Le cose belle sono belle e, se le si sanno porgere nella maniera giusta, piacciono anche ai giovanissimi! Ecco… il buon Roberto Benigni ha dimostrato che Dante Alighieri, addirittura il Paradiso di Dante Alighieri, può fare audience; non è un discorso di età, è un discorso di buon gusto, di come vengono fatte le cose. Per quanto mi riguarda, io credo che il supplizio dell'auditel… una società civile dovrebbe saper riconoscere che questa schiavitù non deve più esistere… ci sono dei programmi meravigliosi che non vanno in onda, oppure li fanno a tarda notte, perchè si dice che abbassano l'audience… io mi metto nei panni di un marziano che arrivasse sulla Terra e provasse a spiegare la saggezza di queste decisioni… (dico un marziano giusto per esagerare)… Credo che certe scelte vadano fatte con dei codici morali. La cosa che trovo assolutamente discutibile, col senno del poi, dopo aver fatto un reality, è che si facciano queste operazioni di reality senza l'assistenza e la presenza molto indicativa di gente di scienza… non ci può essere un reality in cui mi sento messo a rischio e non c’è un…

Latella: Lei dice che ci vorrebbe uno psicologo…

Franco: C'era lo psicologo, c'era, ma, nel momento in cui un concorrente viene e mi dice “Lo psicologo ha detto che sono inadatto a stare qui dentro e vorrei sfasciare tutto!...” e non si prendono provvedimenti, è come se lo psicologo non ci fosse, per cui evidentemente diventa...

Latella: Un massacro psicologico, anzi… un utilizzo delle debolezze psicologiche dei protagonisti!...

Franco: Evidentemente anche lo psicologo fa parte dell'auditel, dello show...

Intervengono poi gli altri ospiti e finisce la prima parte.

Seconda parte

Nella seconda parte ci sono dei filmati ed un'intervista al Presidente della Rai Meocci.
Si discute sull'intervento di quest'ultimo.


Latella: Vorrei chiedere a Franco Simone se nel periodo in cui era a M.F., “prigioniero” di M.F., si sentiva più oggetto, strumento passivo di questa dinamica di spettacolo oppure si sentiva davvero protagonista. Com'è che si sente uno lì?

Franco: Io sono entrato con tante buone intenzioni, però… una mia cara amica ha detto che sembravo “senza antifurto”. Ha espresso esattamente la mia situazione. Sono entrato lì dentro credendo in un mondo… intanto erano colleghi… Mi dicevo “Sono artisti… avranno un qualcosa che abbia a che fare con la sensibilità, con la voglia di migliorare la gente… perchè la rappresentazione artistica in qualche modo deve anche tendere a questo…” Mi sono ritrovato in una gabbia e ho subito il trauma più grande della mia vita. Premetto che io vengo da una famiglia molto umile, ho conosciuto ogni tipo di sacrificio, di privazione, non ho avuto un'infanzia assolutamente bella, ma un trauma come quello che mi ha creato questo programma, non lo avevo ancora vissuto. Forse, per la prima volta nella mia vita, dovrei sentire il bisogno dello psicologo perchè hanno approfittato della mia psicologia…


Latella: Lo sa che lei mi incuriosisce?... al punto che vorrei dedicare un bel pezzo di programma della terza parte a questo malessere psicologico che lei ha provato, per cercare di capirne le ragioni…


Terza Parte


Latella: Franco Simone ricordava prima di aver quasi subito una violenza psicologica molto forte. Ma che cosa le è successo?

Franco: E' successo di tutto. Intanto bisognerebbe chiarirsi sul termine “reality”. Esiste un regolamento che
ci è stato dato al quale io mi sono attenuto. Non si è attenuta la produzione. Lei conosce benissimo
quanto siano vincolanti i nostri contratti, per cui mi guarderei bene dal dire cose non provate, proprio
per quello che rischio anche da un punto di vista economico. Senonchè hanno fatto veramente il bello ed il cattivo tempo, ignorando completamente i doveri… parlo di quelli legali… non parlo di quelli morali, che non sono neanche pervenuti!...

Latella: Ci faccia un esempio, non essendoci la controparte....

Franco: Per correttezza ho chiamato la produzione Magnolia, il responsabile, ho chiesto se avevano intenzione di sentire le mie ragioni e ho annunciato che avrei detto tutte le mie ragioni… perché non volevo che arrivasse soltanto l’eco (delle mie dichiarazioni); non mi hanno chiamato... ma sono disponibile. Anche perchè credo ci siano delle persone sane che non sono completamente informate di quello che fanno certi autori privi di scrupoli. Molto sinteticamente:
1) Un reality ha senso solo se è una dimostrazione di quello che fa la gente tagliando i contatti con la realtà.
Con me c'era la signora Iva Zanicchi che era informatissima su tutto quello che succedeva: conosceva i risultati elettorali, come andava il programma, mi continuava a dire (sotto le telecamere e ho le registrazioni..) che lei osservava e seguiva le indicazioni degli autori. Ho portato anche una registrazione dove io sono stato messo in croce perchè avrei scelto una canzone… mi ha fatto dare 3 dal buon Fegiz in totale buona fede perchè lei ha raccontato che avrei sottratto questa canzone con la prepotenza. Ho la registrazione in cui lei ha detto “gli autori mi dicono”…  secondo lei a bassa voce non l'avrebbero ascoltata!...
2)E' uscita, è andata a casa… fatto nobilissimo perchè c'era la mamma che non stava bene, per carità!… il fatto grave è che è tornata raccontando a tutti che fuori si diceva che io venivo fuori benissimo da un punto di
vista sia artistico che personale per cui ha radunato tutti e ha detto “Ragazzi stiamo attenti perchè questo ci frega tutti!… Nominiamolo, nominiamolo!...” Il tutto mentre in mia presenza continuava a dire che era mia amica… Ero suo amico, ero… oggi… per carità, ovviamente me ne guarderei bene!... non è possibile parlare di amicizia! Ho sempre coltivato l'arte del perdono, vengo da un'educazione religiosa, ma per la prima volta nella mia vita... si è trattato di “induzione al suicidio”… io ho dei grandi affetti (che mi salvano)!

Latella: Si è trattato di un mobbing psicologico?

Franco: Pesantissimo, una specie di complotto con la complicità di alcuni, ho le prove… per esempio il conduttore (anche qui si tratta di una novità assoluta per i reality)… al pomeriggio, alle 19 , c'era un
conduttore che annunciava delle cose... mi hanno fatto dire cose che io non ho mai realmente detto. Un giorno hanno detto “Questa sera Franco Simone dirà di tutto e di più contro la Zanicchi”. Io avevo pregato “Per favore oggi non fatemi dire niente…” La verità è che avevano già previsto il copione: mi avrebbero provocato, chiamato in scena… Lo dico con tutto il rispetto per Simona Ventura, che ritengo una grande signora della televisione, del tutto in buona fede, perchè a lei arrivavano i resoconti essenziali e striminziti degli autori... Con tutto quello che lei ha da fare, non credo avesse il tempo di stare a seguirci 24 ore su 24!...

Latella: Credo di aver capito il suo disagio e siamo qui anche per accogliere la replica della Magnolia e
della signora Zanicchi.

Franco: Mi andrebbe bene uno degli autori… il titolare della Magnolia… la signora Zanicchi… il signor Francesco Baccini… che, anche lui, una notte è uscito contro ogni regola dei reality...

Latella: Mi piacerebbe avere di nuovo lei e la Zanicchi… la invito fin d'ora…

 


10.12.2005

L'intervista integrale concessa da Franco alla rivista EVENTI.

Cliccando su ogni immagine potrete visualizzare la stessa immagine in formato originale, per una successiva stampa, oppure, per salvarla nel vostro computer.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

25.07.2005

L'articolo del 22 luglio 2005, pubblicato dalla Gazzetta del Mezzogiorno.

 


 

11.02.2005

FRANCO IN CILE:
TUTTO ESAURITO AD OGNI CONCERTO!

Come prima, più di prima, il pubblico cileno ha dimostrato a Franco tutto il suo affetto durante il recente tour che ha toccato (dal 28 al 31 gennaio 2005) le città di COQUIMBO, VIÑA DEL MAR, PUCON, PUERTO VARAS.
Ogni sera, con le entrate esaurite in ogni ordine di posto, è stata festa grande, tra vecchie e nuove canzoni.
A Puerto Varas, in particolare, è stata registrata un’affluenza di pubblico mai vista prima con nessun artista.
Tutti i mass media hanno sottolineato il fatto che la musica di Franco viene accolta con lo stesso entusiasmo da un pubblico che ormai è distribuito lungo 3 generazioni.
A Santiago Franco ha anche avuto la possibilità di rivedere i suoi cari amici Inti Illimani. La stima reciproca, dimostrata in più occasioni, lascia credere che in un futuro non lontano si potrebbe arrivare ad una collaborazione artistica dagli esiti sicuramente sorprendenti.

(William Molducci)

ESTRATTI DAI GIORNALI DEL CILE:

Franco Simone, si encanta por su musica, por su personalidad realmente conmueve…
Franco Simone, se incanta con la sua musica, con la sua personalità realmente commuove…
(EL LLANQUIHUE- 01/02/2005)

… Demostrando un gran profesionalismo, Simone se preocupa de cada detalle…
Llegò por primera vez en 1980 al Festival de Viña del Mar. Desde ese momento, sus canciones no han dejado de sonar en las radios, confirmando una vigencia de la cual no gozan todos los cantantes…

Dimostrando di essere un grande professionista, Simone si preoccupa di ogni dettaglio…
Venne per la prima volta nel 1980 al Festival di Viña del Mar. Da quel momento le radio non hanno mai smesso di trasmettere le sue canzoni, confermando una durata nel tempo della quale non godono tutti i cantanti…

(EL DIARIO- 29/01/2005)

Franco Simone, la voz italiana màs romantica de todos los tiempos…
Franco Simone, la voce italiana più romantica di tutti i tempi…
(RADIO BIO BIO-SANTIAGO)

…imponiendo un estilo particular… el poeta de la balada italiana sigue cautivando a sus antiguos y nuevos fans, logrando casi el unanime respeto de las generaciònes màs jovenes…
…imponendo uno stile particolare… il poeta delle ballate italiane continua a convincere vecchi e nuovi fans, ottenendo il quasi unanime rispetto delle generazioni più giovani…
(EL DIARIO DE LA IV REGION- 29/01/2005)

 


10.01.2005

IN ARGENTINA UNA NUOVA VERSIONE DI “TU… E COSI’ SIA”

A dimostrazione del fatto che una canzone, quando è bella, non passa mai di moda, si è aggiunta in Argentina l’ennesima cover della popolarissima canzone di Franco “Tu… e così sia”.
Questa volta a riproporla è il vincitore della recente edizione di “Operazione trionfo”, Claudio Basso, che pare abbia conquistato pubblico e critica.
Nel suo primo album, "Un viaje al corazón" (Un viaggio nel cuore), infatti, accanto ad alcuni brani inediti, Basso, come lui stesso afferma, ha voluto “rendere omaggio ad alcuni grandi nomi della musica internazionale, riproponendo, dopo un’attenta selezione, alcuni brani presenti nella memoria collettiva di varie generazioni…”
Ricordiamo che “Tu… e così sia” è stata già riproposta con successo da un altro gruppo argentino, oltre che dai Canal Magdalena di Cristian Arroyo (premiati come miglior gruppo rock cileno qualche anno fa) e dagli spagnoli Los Sobràos, che ne hanno offerto una brillante versione gipsy.
(William Molducci)


07.01.2005

Il 2005 inizia... volando!

Per i telespettatori di Rai International di tutto il mondo è stata una vera sorpresa. Franco, qualche minuto prima di mezzanotte, dopo aver cantato 3 brani del suo repertorio, aveva appena concluso il suo intervento davanti alle telecamere, “passando la linea” al Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi per i consueti auguri di fine d’anno. Dietro le quinte, al momento del brindisi, si erano aggiunti Mario Reyes e la sua band, la Gipsy Kings Family. Tutti i presenti, musicisti e dirigenti televisivi, si sono entusiasmati all’idea che Franco tornasse in scena per improvvisare una fantasia musicale con gli straordinari “re zingari delle settenote”. Detto fatto, il risultato è stato sorprendente: Franco ha improvvisato con Reyes e la sua band una versione piena di ritmo ed allegria di “Volare (Nel blu dipinto di blu)”, arricchita dai ritornelli di “Quando quando quando” e di “Come prima”.
Secondo i funzionari televisivi presenti, è stato questo il momento più entusiasmante di tutta la lunga maratona televisiva di Capodanno di Rai International.
Mario Reyes, Tony Cercola (presente alla batteria) e gli altri “Gipsy” si sono salutati con Franco augurandosi di trovarsi presto insieme su qualche altro palcoscenico.
(William Molducci)

 


04/12/2004

Franco, nel 1973, accanto a don Tito Oggioni Macagnino, il grande missionario morto in Africa, al quale ha dedicato il concerto "Ricordando don Tito", che diventerà un appuntamento annuale.


 

08/07/2004

Il premio Internazionale consegnato a Franco, in occasione del 23° CORFIAN ACADEMY AWARDS di Atene, il 27 Aprile 2004.

 


 

07/07/2004

"El Clarin", il più diffuso quotidiano argentino, dedica a Franco la copertina dell'inserto dello spettacolo e, all'interno, un'ampia intervista.

 

 


 

16/06/2004

Franco con Katia Ricciarelli: un concerto indimenticabile!

 

Foto: Franco Pisanò

 

L’affiatamento, il ritmo impresso allo spettacolo, la perfetta fusione delle voci… sembrava avessero già cantato insieme tante volte. Invece, al Teatro Fasano di Taviano, la sera del 9 giugno, Franco e Katia Ricciarelli si esibivano insieme per la prima volta… per un Salento sempre più vivibile!

Il pubblico ha sottolineato ogni brano con applausi scroscianti, spesso sfociati in gioiose standing ovation. Momenti di puro divertimento (soprattutto durante l’esecuzione di alcuni classici napoletani) si sono alternati ad altri caratterizzati da una fortissima intensità emotiva, come quando i due artisti hanno eseguito a due voci la stupenda “Memory” di Webber o la suggestiva “Ave Maria” di Gounod.

 


 

27/04/2004

IN GRECIA UN PREMIO INTERNAZIONALE PER FRANCO,
in compagnia di Paul Mc Cartney e Demis Russos

Nel corso del 23° CORFIAN ACADEMY AWARDS (una specie di Festival di Sanremo greco), che si svolgerà presso il Teatro Acropol della Scena Lirica di Atene il 27 Aprile 2004, al termine della gara nazionale, riservata ai migliori artisti greci, saranno consegnati dei premi internazionali a:


Franco Simone
Nikos Papakostas
Viki Leandros
Demis Russos
Ospite d’onore: Paul Mc Cartney


 

09/04/2004

Dopo la diretta da Buenos Aires, Franco, conduttore e cantante, torna in tv il 10 e il 17 aprile 2004.

10 aprile 2004 - TV - Ore 21 Video Italia (Piattaforma Sky can. 712): reportage del recente tour in Uruguay, Argentina e Cile.

17 aprile 2004 - TV - Ore 21 Playlist (Video Italia) canale 858 Sky o in chiaro: replica reportage del recente tour in Uruguay, Argentina e Cile.

 


 

12/03/2004

A MANTOVA INVECE…


Mentre altrove si massacrava la musica italiana (come ha sottolineato qualcuno “Mai sentiti tanti cantanti stonati… e non per l’emozione!…”), a Mantova si sono dati appuntamento (tra il 2 ed il 6 marzo), su invito di Nando Dalla Chiesa, i migliori rappresentanti della cultura e della musica italiana (Francesco Guccini, Gino Paoli, Bruno Lauzi, Giorgio Conte, Antonella Ruggiero, Luca Carboni, Eugenio Finardi, Massimo Bubola, Enzo Jannacci, Alice, Claudio Lolli, Paola Turci, Nomadi...)
Alle 20:30 del 5 marzo Franco era in scena con i Nomadi. Insieme, improvvisando, hanno eseguito il classico argentino “Caminito”, omaggio alla terra sudamericana dove pochi giorni fa erano tutti insieme in tour.
Uno dei momenti più interessanti è stato il Dopofestival della notte tra il 5 e il 6 marzo. Si è parlato di censura, di cultura (musicale e non), di speranze per il futuro. Franco ha cantato, a cappella, “Questo calice”, il brano contro la dittatura contenuto nel CD e DVD “Dizionario (rosso) dei sentimenti”.
Nella foto: un momento del Dopofestival.
Da sinistra: Franco, la scrittrice Carmen Covito, Marco Travaglio (giornalista e scrittore), Lidia Ravera (scrittrice e giornalista), Massimo Fini (giornalista), Enrico De Angelis (critico musicale legato al Premio Tenco), Rosalia Porcaro (attrice satirica).


03/03/2004

L’AMERICA LATINA, ENTUSIASTA, CHIEDE A FRANCO DI TORNARE SUBITO

NEL FRATTEMPO, VENERDI’ 5 MARZO, UNA CAPATINA AL MANTOVA MUSICA FESTIVAL

Dopo l’entusiasmante tour “En vivo” (da molti seguito attraverso Radio e Video Italia s.m.i., dal 20 al 25 febbraio 2004), in cui Franco ha cantato ed ha presentato i colleghi Umberto Tozzi, Silvia Mezzanotte, Riccardo Fogli, Ivana Spagna, Stadio, Red Ronnie, Andrea Griminelli, Paolo Belli e Big Band,
L’AMERICA LATINA CHIEDE UN IMMEDIATO BIS.
Sono già in fase di programmazione i prossimi concerti, che si terranno tra la fine di marzo ed i primi di aprile 2004.

Già fissate le seguenti date:
27 marzo 2004- sabato- URUGUAY- Punta del Este- Conrad Resort & Casino- Showroom Copacabana – ore 22.00 (vedi alla pagina http://www.conrad.com.uy/esp/eshows.html )
1 aprile 2004- giovedì- ARGENTINA- Buenos Aires- Teatro Opera- ore 21.00

Nel frattempo la stampa ha scritto:

- Franco Simone ha potuto verificare la fedeltà di un pubblico che è tornato ad ascoltarlo… Ha offerto un anticipo di quello che sarà il vero nuovo incontro con i suoi fans, il 1° aprile al Teatro dell’Opera…
(Fernando Lopez- LA NACION- Argentina 25-2-04)

- Una celebrazione di alto livello… Le autorità comunali hanno espresso il ringraziamento della municipalità per la partecipazione di tante famose figure della musica italiana… Franco Simone si è impadronito della scena… in un perfetto spagnolo ha presentato i suoi colleghi… inoltre, è stato il più applaudito della serata…
(Luis Saavedra- LAS ULTIMAS NOTICIAS- Cile 26-2-04)

Intanto, per cominciare...


VENERDI’ 5 MARZO, UNA CAPATINA AL MANTOVA MUSICA FESTIVAL
Franco parteciperà,
per la sezione CONTRAPPUNTI, al Dibattito con discografici, critici, artisti e musicisti dal titolo
POVERO DISCO. Mercato, consumi, tecnologie e qualità (e tante altre cose ancora... …)
alle ore 16.30, presso il Palazzo Te, Sala dei Cavalli

e, in serata,
al DOPOFESTIVAL, condotto da Lidia Ravera dalle ore 21.00 alle 01.30, presso il Palazzo della Ragione



 

18/02/2004

Minirecital in America Latina

E adesso l'America Latina. Franco si esibirà in un minirecital e presenterà i colleghi Umberto Tozzi,
Ivana Spagna, Paolo Belli e Big Band, Riccardo Fogli, Silvia Mezzanotte, gli Stadio, Andrea Griminelli,
Beppe Carletti (Nomadi).

Queste le località:

20-2-2004- URUGUAY-
Montevideo- Teatro Plaza- ore 21 (locali)

23-2-2004- ARGENTINA-
Buenos Aires- Teatro Gran Rex- ore 21 (locali)

25-2-2004- CILE-
Santiago- Parco Balmaceda- ore 21 (locali)

In televisione:
24-2-2004- ore 21 (ora Italiana)
replica del concerto di Buenos Aires
su Video Italia s.m.i. (digitale SKY)
in contemporanea con Radio Italia s.m.i.

Per altri dettagli consultare la pagina:

http://www.videoitalia.it


 

08/02/2004

Due articoli sul recente concerto benefico di Franco a Casarano (LE):

7 febbraio 2004- La Gazzetta del Mezzogiorno

Nuovo Quotidiano di Puglia 07/02/2004



 

21/01/2004

Dopo gli entusiasmanti concerti di arie sacre con l’Orchestra della Fondazione ICO Tito Schipa della Provincia di Lecce, arrivano i concerti di febbraio:
Gorizia, Casarano, poi l’Uruguay, l’Argentina, il Cile

 

- 1 Febbraio 2004- domenica- ore 11.00 - Castello di Colloredo di Monte Albano (Udine)- Nell’ambito del Festival "Canzoni di Confine", convegno sulla canzone d'autore oggi: "Una musica per una poesia"- ospiti: Manuel Argudín, Calabretto, Massimo Cotto, Edoardo De Angelis, Andrea Flego, Andrea Ioime, Paolo Maurensig, Franceso Paracchini, Marco Rossi, Franco Simone, Tinkara.
Franco interverrà sui temi “Credibilità della musica italiana nel mondo” e “Radiofonia e canzone d’autore”.

- 2 Febbraio 2004- lunedì- ore 20.30- Gorizia- Auditorium KULTURNI DOM- Concerto "Canzoni di Confine" (con la direzione artistica di Sergio Endrigo)- ospiti: Franco Simone, Manuel Argudín e "Cjantant Endrigo"- presenta Massimo Cotto
Franco canterà, in nuove versioni, accompagnato per la prima volta dall’Orchestra Mikrokosmos (14 elementi) diretta dal Maestro Valter Sivilotti, i brani Gli uomini- L’infinito tra le dita- Solo se mi vuoi- Terraferma (duetto con Edoardo De Angelis)- e, come omaggio a Sergio Endrigo, Canzone per te, mai cantata prima.

- 7 febbraio- sabato- ore 20:00- Casarano (Lecce)- Teatro della Fondazione Filograna- “VocEpiano-Dizionario (rosso) dei sentimenti” in concerto- Spettacolo di beneficienza organizzato col Patrocinio della Provincia di Lecce e la collaborazione del “Finibusterrae Franco Simone Fan Club”. L’intero ricavato sarà devoluto a favore dell’Associazione “Angela Serra”, per la raccolta di fondi per la ricerca oncologica. Al pianoforte: Maurizio MARIANO. Per le prenotazioni si può contattare il numero dell’Associazione (0833 513 598). Mail: ass.angelaserra@libero.it

Segue tour in America Latina per un grande concerto organizzato dalla Regione Emilia Romagna. Franco canterà e, affiancato da Fiorella Felisatti, sarà il conduttore per il pubblico di lingua spagnola, presentando i colleghi italiani Umberto Tozzi, Ivana Spagna, Paolo Belli e la sua orchestra, Riccardo Fogli, Silvia Mezzanotte, gli Stadio.
Queste le date:

- 20 febbraio- venerdì- ore 21 (locali)- (Uruguay) MONTEVIDEO– Cine Teatro Plaza
- 23 febbraio- lunedì- ore 21 (locali)- (Argentina) BUENOS AIRES – Teatro Gran Rex- concerto trasmesso in diretta da Video Italia Solo Musica Italiana
- 25 febbraio- mercoledì- (locali)- (Cile) SANTIAGO – Parco Balmaceda


 

14/12/2003

Franco a Video Italia per i prossimi due mesi

E' iniziata su Video Italia (Canale digitale pacchetto Sky) la programmazione del video clip "L'infinito tra le dita", versione tratta dal recente concerto TV di "Serata con..." del 11/11/2003.

 


 

02/12/2003

Franco in copertina

 

 

La rivista cilena (mensile) "Look & Cook" ha dedicato a Franco la copertina ed un ampio servizio interno, con l'intervista che trascriviamo:

 

VIVO DI PASSIONI

Sappiamo che sono già diverse le generazioni che hanno apprezzato il romanticismo e l'eccellenza interpretativa di quest'artista italiano; sono anche molte le donne che sospirano non solo per il suo appeal fisico, ma anche per la sua semplicità ed il suo calore umano. Per questo, in quest'intervista, ci siamo proposti di svelare la sua intimità, avvicinarvi alla sua quotidianità, mostrandovi quali sono i suoi sentimenti e che cosa lo fa sentire grato nei confronti della vita.

- Parlaci della tua famiglia, sappiamo che le dedichi molto tempo...
Ho fratelli e sorelle che non mi hanno mai fatto sentire solo. Siamo in tanti, ma siamo tutti molto legati. Gli affetti ti consentono di non avere paura del tempo che passa: osservi una giovane vita (un figlio, un nipote, il figlio di un amico…) e ricominci a crescere anche tu, a coltivare la speranza. Mia moglie mi emoziona con le sue emozioni e mia figlia mi permette, quando la osservo, di trovare in lei il meglio di me. Mi piace averle accanto il più possibile, anche quando lavoro, perché sapendo bene che un artista appartiene anche al pubblico, non sono invadenti e sanno starmi accanto con discrezione.


- Con tanti progetti e tours, com'è un giorno normale nella vita di Franco?

Vivo di passioni. Non conosco la noia. Amo la gente, la mia famiglia, i miei amici, i miei libri, i miei dischi, la terra in cui vivo (Firenze e la Toscana), quella in cui sono nato (il Salento), tutti gli angoli di terra che ho visitato. Quando sono a casa, leggo, ascolto musica, guardo molta televisione (soprattutto i canali satellitari con tanti bei films e tanta buona musica dal vivo), scatto fotografie (credo di essere un buon fotografo), scrivo molto (nel mio computer ci sono immagazzinate migliaia di pagine scritte da me), suono il piano o la chitarra… Quando sono in giro per lavoro sono molto metodico e puntuale. Non sopporto l'improvvisazione e divento intransigente se ho il sospetto che qualcuno voglia fare le cose con mediocrità.


- A proposito di quello che ti piace fare, quali sarebbero le tue vacanze ideali, se potessi scegliere compagnia, luoghi e panorami?
Il mare, sempre il mare… ritorna in tutti i miei pensieri di vacanza e di bellezza. Vorrei vivere sempre in riva al mare, con tanta gente capace solo di pensieri positivi, senza competizione, in armonia con i colori, i profumi, gli enormi regali della natura. Non concepisco le vacanze "senza far niente": c'è sempre un buon libro da scoprire, un capolavoro musicale da ascoltare o riascoltare, un luogo suggestivo da visitare, una persona con cui mettersi in contatto fino ad arricchirsi reciprocamente.


- Hai mai immaginato, da piccolo, di arrivare al punto in cui ti trovi adesso?

Sentivo che la vita mi avrebbe fatto grandi regali. Anche nei momenti peggiori, pensavo che prima o poi, dopo la pioggia, sarebbe arrivato il sole splendente. Qualunque lavoro avessi fatto, so che l'avrei considerato un bene prezioso. Stranamente, la speranza spesso è inversamente proporzionale al tuo stato: meno hai, più sei capace di progettare e volare con la fantasia… e viceversa!


- Com'è stata la tua infanzia nel Salento e che tipo di studente eri?

Non ero un bambino sereno. Ero molto meditabondo, riflessivo, troppo per un bambino. Studiavo molto
e, anche se era molto faticoso, mi piaceva studiare. I miei professori (ed i miei compagni di scuola) sono stati i miei primi fans. Io desideravo avere una grande libreria con tanti bei libri allineati… La mia famiglia era molto modesta, ma avevamo grandi sogni e sapevamo amare: questo ci dava una grande forza.


- Parliamo dei tuoi gusti musicali… i tuoi artisti preferiti?
Non ho modelli fissi. Durante la mia adolescenza mi piacevano molto certi cantautori francesi (Jacques Brel, Gilbert Bécaud, Charles Aznavour…), e l'italiano Domenico Modugno. Mi toccavano l'anima le voci dei grandi della black-music: Ray Charles, Steve Wonder, Otis Redding… Oggi ascolto musica di ogni genere, purchè sia buona: musica etnica, Peter Gabriel, Sting, Mercedes Sosa, U2, classica (Mozart, Prokofiev, Brahmes…), l'opera (Verdi, Puccini, Rossini, Donizetti…). Per ogni situazione esiste la musica giusta. Saper vivere vuol dire anche saper trovare in ogni momento della giornata la musica capace di metterci in sintonia col resto del mondo.


- Immaginiamo che, da buon italiano, tu sappia preparare qualche piatto squisito. Hai una ricetta da suggerire?
Come ogni italiano, so preparare una buona pasta asciutta. Non so fare molto di più, ma durante l'infanzia di mia figlia, quando ero in casa e non in giro per lavoro, mi piaceva preparare la prima colazione per tutti. Però, non mi chiedete di darvi delle ricette… in cucina sono comunque meno bravo della media degli italiani.


- Cos'ha significato per te dividere la scena con gli artisti cileni Javiera Parra e Cristián Arroyo?

Javiera canta con sentimento e duettare con lei è stato semplice. Aggiungo che mi ha molto emozionato apprendere che una Parra, una discendente dell'amatissima, leggendaria Violeta, si era accostata alla mia musica. E' stato un grande regalo che la vita mi ha fatto. Cristián è stato una bella scoperta, anche umana. Oltre alle sue doti artistiche, possiede una straordinaria gentilezza naturale. Lo considero un amico. E' stato anche molto stimolante cantare la mia "Paisaje" con Miriam Hernandez, soprattutto durante il grande Festival. Miriam è brava, elegante e la sua presenza al Festival mi ha molto aiutato a farmi sentire a mio agio. Pur essendo una star, sa essere molto generosa. La sua è una presenza estremamente positiva. Le sono davvero molto grato.


- Senza dubbio il festival di Viña è stato solo un anticipo. Ti vogliamo presto di nuovo in concerto. Hai in programma qualche esibizione in Cile?
Ho ricevuto molte proposte, che sto vagliando. Di sicuro cantare dal vivo è la cosa che più mi esalta del mio lavoro: ogni volta che canto una canzone è come se la potessi riscrivere, reinventare. Per quanto riguarda il pubblico cileno, posso affermare che occupa ormai una parte importante del mio cuore.


- Il tuo nome rappresenta un importante "marchio" di qualità, probabilmente uno dei più importanti nel campo della musica. Come fai a mantenerti umile di fronte al tuo lavoro?

Amo il mio lavoro, sempre di più, e mi ritengo molto fortunato perché il mio lavoro coincide con una mia immensa passione: la musica. Come ho scritto nel mio sito Internet, la musica non è l'Eterno, ma è molto di più di un giorno che passa. La musica non è neppure l'Infinito, ma è molto di più dello spazio in cui viviamo. L'umiltà è un concetto molto vago. Non so dire se davvero io sia umile, ma so di sentirmi davvero bene in mezzo agli altri e sono felice solo se mi sento in mezzo a gente felice.


- Cosa ne pensi del fatto che tu riesci a superare le barriere generazionali e continui ad incantare gli adulti e i più giovani?
Non ho mai sentito l'età, nè la mia, nè quella degli altri. Forse non mi sento "adulto" perché nel passato non mi sono mai sentito troppo giovane. Credo che, se si vive in armonia con la musica, il tempo ti scivola via come un amico, un complice. Inoltre, le canzoni, se nascono da una spinta reale dell'anima, non possono invecchiare nel giro di qualche stagione.


- Parlaci del tuo recente lavoro discografico.
Ci sono diversi dischi che ho pubblicato in italiano, ma non li ho ancora tradotti in spagnolo. Vi parlo del mio nuovo cd appena pubblicato. Ha per titolo "Dizionario (rosso) dei sentimenti- VocEpiano". E' un disco essenziale: c'è solo la mia voce ed il suono di un pianoforte. Nel 1990 pubblicai un altro cd con le stesse caratteristiche. Anche in quell'occasione le canzoni avevano tutte dei testi e delle musiche molto coinvolgenti da un punto di vista emotivo. La novità di questo mio disco è che è stato registrato completamente in diretta (senza pubblico) ed è stato anche ripreso in video. Questo mi ha consentito di pubblicare, contemporaneamente al cd, un dvd con tutte le canzoni arricchite da miei commenti, presentazioni, curiosità, backstage… Queste possibilità offerte dalle nuove tecnologie mi entusiasmano. L'importante è che le macchine siano sempre messe al servizio della creatività, mai il contrario.


- Per concludere, Franco, hai qualche segreto per mantenerti così positivo?
Ritorno al discorso dell'entusiasmo: faccio tutto con passione e penso che, qualunque lavoro si faccia, bisogna sforzarsi di farlo al meglio. Cerco anche di convincermi che nella vita tutto ha un senso, anche il dolore.

 

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