VRADINI - NOTTURNO (ATENE - GRECIA)
Intervista a Franco Simone

Vradhinì), ha dedicato a Franco un ampio articolo che inizia in prima
pagina e poi occupa due intere pagine.
1 Mi parli del suo incontro
e della sua collaborazione con Nikos Papakostas.
Eravamo a Bruxelles nel giugno
2000. Lui greco, io italiano, abbiamo trovato subito il vocabolario che ci
accomunava: quello della musica. E’ stato come riconoscerci. Dopo pochi minuti
parlavamo già come vecchi amici. Lui mi ha fatto ascoltare alcune sue canzoni,
io ho cantato alcune delle mie. Il desiderio di collaborare è nato subito.
Ascoltando una sua canzone, ho pensato “Potrei farci sopra un bel testo
italiano” e, come leggendomi nel pensiero, Nikos mi ha detto “Perché non ci
metti su un testo italiano?” Dopo poche ore ci siamo esibiti in pubblico e,
senza alcuna prova, Nikos ha cominciato a cantare in greco, io mi sono aggiunto
cantando il testo italiano che avevo appena scritto. Era nata “Rabbia da
gitano”. Il pubblico evidentemente gradì perché arrivarono a gran voce
le richieste di un bis, che noi accordammo ben volentieri.
La particolare sintonia che si
era subito stabilita tra di noi ci mise in condizioni di lavorare insieme in una
situazione ottimale. Scegliemmo delle canzoni su cui lavorare, alcune di Nikos,
altre mie. Scelte 4 mie canzoni alle quali tenevo particolarmente (Respiro,
Navigando, Paisaje e Notturno fiorentino), ero ansioso di sentirle
rivestite dei generosi suoni mediterranei coi quali Nikos arricchisce i suoi
arrangiamenti. Ritengo anche fondamentale la presenza di quelli che lui ha
scelto come suoi musicisti di fiducia… tutti grandi maestri che suonano con
grinta e professionalità! Quando poi sono passato a scrivere 7 testi su
altrettante musiche di Nikos, il lavoro è scivolato via con facilità estrema.
Con la sua presenza, il suo entusiasmo, la sua voglia di esprimersi (degna di un
diciottenne), Nikos mi ha stimolato nel migliore dei modi. Alla fine del tutto
ci siamo resi conto di aver portato a termine in pochi mesi un lavoro che in
altre condizioni avrebbe richiesto qualche anno.
2 “La città del
sole”… lei aveva in mente una città in particolare quando ha scelto il
titolo del cd?
La città del sole è
soprattutto un luogo della mente, con tutte le belle sensazioni che il sole
suggerisce, ma il titolo mi è sembrato già scritto dal fato nel momento in cui
ho saputo che il luogo scelto per presentare l’anteprima del cd era
l’Anfiteatro di Iliùpolis, che, appunto, mi pare voglia dire “Città del
sole”.
3 Nel suo ultimo lavoro
c’è anche una canzone antirazzista intitolata “Ancortu”. Chi sono quelli che
affrontano il razzismo nei Balcani?
Sono gli stessi che affrontano
il razzismo nel resto del mondo: sono le persone che hanno dignità e rispetto
della propria umanità. Chi non accetta gli altri non rispetta neanche se
stesso. Il razzismo nasce sempre da problemi irrisolti con la propria persona…
ed è anche un sintomo di stupidità. La vera intelligenza accetta qualunque
diversità, di razza, di religione, di sesso. L’accanimento contro il diverso
da sé è sempre un accanimento contro certe nostre zone d’ombra nelle
quali abbiamo paura di perderci.
4 Perché, secondo lei, anche
se i Greci e gli Italiani sono persone veramente fedeli, nello stesso tempo
a volte si comportano da razzisti?
Anche per i Greci e gli
Italiani penso valga quello che ho appena detto… non ci sono eccezioni in
queste cose.
5 Ricorda il suo primo
viaggio in Grecia?
Certamente! Premetto che,
avendo fatto studi classici, per me la Grecia era e rimane una terra mitica, in
cui è possibile sentire ovunque il profumo inebriante della storia. L’uomo
moderno può compiere qualunque crimine, ma non può cancellare i secoli di
arte, letteratura, teatro e civiltà che vengono raccontati da ogni pietra in un
paese antico come la Grecia. E poi… io sono nato in provincia di Lecce, in
quella che non a caso è chiamata la Magna Grecia. In alcuni paesi della mia
provincia si parla ancora il greco. Anche le case, soprattutto quelle in riva al
mare, hanno molte affinità. Venire in Grecia per me è stato come conoscere
un’altra parte della mia stessa terra. Ci venni la prima volta circa
vent’anni fa, per un programma televisivo per il Capodanno. Conobbi in
quell’occasione una vostra cantante brava e bella, Anna Vissy, che si innamorò
delle mie canzoni al punto che decise di registrarne un intero album. Il
progetto naufragò solo per ragioni di rivalità discografiche: io lavoravo con
una grossa multinazionale, lei con un’altra… Verso Anna Vissy conservo però
un grande senso di gratitudine, per la considerazione che ebbe di me e della mia
musica. Non avendone più avuto
notizia in Italia in tutti questi anni, tornato ad Atene ho subito chiesto se
fosse ancora conosciuta. Senza aspettare una risposta, mi è bastato guardare le
copertine delle vostre riviste più diffuse e ho capito che Anna è più amata
che mai… e questo mi fa molto piacere!
6 Secondo lei quale paese è
più erotico, la Grecia o l’Italia?
L’erotismo nasce nel
cervello, non sulle carte geografiche, ma è indubbio che il culto storico della
bellezza e poi il sole, il mare, le belle spiagge… danno un aiuto alla
fantasia!
7 E per lei quanto è
importante l’amore nella vita?
Per qualunque artista l’amore
è l’unica moneta che riesca a spendere, l’unica di cui abbia davvero
bisogno.
8 E le donne italiane? Danno
più importanza ai sentimenti o alla ricchezza?
Torno a quanto ho detto prima a
proposito dell’erotismo: non è un problema di nazionalità! Inoltre non mi
pare ci sia grande differenza tra uomini e donne: ci sono persone che
sanno costruire sentimenti, altre più attente ad accumulare ricchezze. Penso
sia superfluo dire quali siano migliori.
9 Nelle sue canzoni
la natura, il sole, il mare, la pioggia… sono sempre presenti. Qual è il suo
rapporto con essi?
Con la natura ho un rapporto di
armonia. Tendo a credere che sia giusto più o meno tutto quello che esiste in
natura, compreso il succedersi delle stagioni e delle età. Ci vuole però molta
vera umiltà per ascoltare i suoi suggerimenti, perché la natura si esprime a
bassa voce. Se decide di alzare la voce… per noi è già troppo tardi. Sole,
mare, pioggia… li vedo inseriti in un meraviglioso equilibrio generale, del
quale a volte ci sfugge la formula. I grandi scienziati insegnano una verità
elementare: più si conosce, più si sa di non sapere. La soluzione? Lasciarsi
affascinare dal mistero del tutto che ci circonda.
10 Come ha cominciato a
cantare… quando, in quali condizioni, sperando che cosa per il futuro?
Provengo da una famiglia
numerosa in cui tutti amiamo, anzi siamo proprio fissati con la musica. Mia
madre aveva una voce stupenda. Un antenato di mio padre dirigeva la banda del
paese. Una mia sorella, Silvana, è una cantautrice che, pur scegliendo forme di
comunicazione molto alternative, ha fatto tante cose interessanti, come aver
composto di recente l’inno italiano del movimento delle donne. Io non pensavo
proprio che da grande avrei fatto quello che faccio. Studiavo Ingegneria
all’Università di Roma. Avevo cominciato a comporre le mie prime canzoni
semplicemente come sfogo personale. Non pensavo ad un pubblico. Le facevo
ascoltare solo ai miei amici. Sono stati loro a convincermi che quelle stesse
canzoni dovevo farle ascoltare ad un normale pubblico. Mi presentai così,
tremando come una foglia, ad un festival nazionale di nuovi talenti. Vinsi, dopo
due mesi ero in Eurovisione, registrai il mio primo album. Sono passati tanti
anni, ho registrato decine di dischi, ma continuo a pensare che le canzoni sia
giusto continuare a scriverle come un bisogno personale, senza pensare a chi poi
le ascolterà. Credo che questa sia una forma di onestà artistica. Un altro mio
principio è quello di considerare il successo una specie di droga, molto
attraente, ma molto, molto pericolosa. Il pericolo della solitudine è sempre
incombente. E’ bello comunicare, questo sì, e la musica, per fortuna, è un
mezzo di comunicazione completo. A chi mi chiede cosa fare per avere successo
rispondo sempre che la domanda è mal posta; ritengo sia più importante sapere
cosa fare per amare la musica. Il mio appagamento artistico non è cambiato poi
tanto passando dal pubblico di
quattro o cinque amici a quello di un intero stadio. Cantare è meraviglioso…
anche per chi è stonato! Chi ha delle capacità artistiche non è una persona
migliore, è solo una persona che ha il dovere di mettere quelle capacità al
servizio degli altri.
11 Qual è stata la
difficoltà più grande che ha incontrato nel corso della sua carriera?
Amo la mia vita e la mia
carriera. Difficoltà ce ne sono per tutti, qualunque lavoro si faccia. Gli
artisti hanno il privilegio di potersi esprimere, ottenendo uno spazio di libertà
che agli altri viene spesso negato. Soffermandosi sulle difficoltà si sprecano
solo energie preziose. Meglio pensare a come risolverle quelle stesse difficoltà.
12 Cosa pensa della musica
italiana di oggi?
Ci sono cose straordinariamente
interessanti, altre mediocri, magari di successo… come sempre! La grande
differenza tra gli ultimi anni e, per esempio gli anni sessanta, consiste nel
fatto che oggi si tende a fare dei bei dischi, prima si cercava di scrivere
delle belle canzoni. La vera differenza non è, però, tra oggi e qualche
decennio fa. Il ritmo della vita che conduciamo oggi è incompatibile con
un’esistenza dedicata interamente alla musica. Oggi potrebbe anche nascere un
nuovo Mozart, ma non riuscirebbe a scrivere lo stesso numero di capolavori,
perché molta parte del nostro tempo la sprechiamo a cercare un parcheggio, a
metterci in coda a qualche sportello, a guardare qualche inutile programma
televisivo.
13 Lo sviluppo della tecnologia
ha influenzato la musica italiana? E quando l’ha cambiata dagli anni ’60, in
cui era tanto amata in tutta Europa?
La tecnologia è preziosa
quando non annienta la creatività. Basta farne un buon uso. Per quanto riguarda
gli anni sessanta mi sembra di avere già risposto.
14 Perché la canzone
italiana non ha un particolare successo negli Stati Uniti o in Gran Bretagna?
Si tratta semplicemente di una
regola di mercato: il mercato mondiale oggi parla inglese. Se Maria Veronica
Ciccone, discendente da italiani, fosse vissuta anche lei in Italia, dubito che
sarebbe diventata Madonna. Il discorso artistico è tutta un’altra cosa… Mi
viene da ridere, o forse da piangere, se penso che, tanto per fare un esempio,
certe cantantine americane di grande successo possano davvero essere considerate
migliori di quella vostra meravigliosa artista che risponde al nome di Harìs
Alexiu…
15 Possiamo dire che
l’Italia ha una musica tutta sua, come ce l’hanno gli Spagnoli, per esempio,
o i Francesi?
Penso proprio di sì. I
miei migliori colleghi sono quelli che, pur avendo ascoltato la musica del mondo
intero, si ricordano di discendere da Giuseppe Verdi, immenso maestro di
melodie.
16 Perché tanti artisti
italiani diventano famosi in Grecia, mentre non succede lo stesso con gli artisti
greci in Italia?
E’ vero e lo trovo profondamente ingiusto perché avete degli artisti magnifici. Forse basterebbe pensare al fatto che proprio la Grecia ha dato i natali all’artista più grande del secolo, Maria Callas, geniale per vocalità, studio, senso estetico, professionismo. Per il resto, la colpa maggiore credo sia degli operatori culturali che dovrebbero documentarsi e far conoscere i veri artisti, da qualunque parte arrivino. Si ritorna inevitabilmente all’ingiustizia delle leggi di mercato.
17 Gli anni di Canzonissima,
dei grandi show televisivi, hanno lasciato delle tracce?
Ci hanno lasciato soprattutto
del rimpianto. Una volta si accendevano le telecamere solo dopo aver preparato
adeguatamente lo spettacolo. Oggi si accendono e… qualunque cretino può dire
la sua. Il brutto è che la stupidità è una malattia molto contagiosa.
18 Qual era il suo cantante
preferito quando cominciava a cantare?
Sono pugliese, come Domenico
Modugno. Forse è proprio lui quello che ho sentito più vicino, ma ho anche
amato molto Paoli, Tenco… i primi grandi cantautori. Anche quelli di lingua
francese mi toccavano profondamente, soprattutto Jacques Brel. Per la vocalità
ho sempre pensato che Steve Wonder e Ray Charles rappresentino come dei fari
luminosissimi.
19 E, riguardo alla musica
greca… è informato? Quali sono gli artisti che lei distingue?
20 Qual è stato il momento
più importante della sua carriera?
Non essendo un nostalgico, dico
“il presente”.
21 Quali sono state le
maggiori influenze musicali che lei ha avuto?
Amare qualcosa vuol già dire
subirne l’influenza. Delle cose che ho amato ho già parlato. L’importante
è riuscire ad amare gli altri artisti, senza scopiazzarli.
22 E quali sono gli artisti
internazionali che si distinguono?
Mi piacciono gli artisti
coraggiosi, che sanno anche rischiare l’impopolarità, pur di esprimersi. In
questo senso trovo grande Peter Gabriel e, tra gli italiani, Francesco De
Gregori.
23 Pensa che siano tornati
gli anni dei “teen idols” (Ricky Martin, Britney Spears…)?
Non mi pare sia mai mancato
quel genere di artisti! Cambiano i nomi, ma la morale è sempre la stessa:
ognuno si sceglie gli artisti che si merita!
24 Cosa ricorda degli anni
dell’infanzia?
La voglia di crescere presto,
perché mi sembrava che il mondo fosse fatto a uso e consumo degli adulti. A
parte i ricordi, essere bambini a sette anni è normale, conquistare da adulti
l’innocenza dei bambini… quella è una cosa bellissima!
25 Attualmente dove abita
(in quale città)? E’ sposato?
Vivo nella terra del Chianti, a
pochi chilometri da Firenze, città semplicemente favolosa. Ritengo che questa sia una delle più grandi
fortune della mia vita. L’altra è che sono sposato da molti anni con una
donna, Piera, che ha tanti meriti; per esempio,
non è mai banale, mi sopporta da tanto tempo e, soprattutto, mi ha dato
Sara, una figlia meravigliosa. Ha 23 anni, frequenta il quinto anno di
Psicologia e, per mia fortuna, non vuole “apparire” in televisione, né
altrove.
26 Mi potrebbe suggerire
la più bella spiaggia in Italia? (la più bella!)
Posso chiudere ribaltando la
domanda? Un greco non può chiedere ad altri notizie su belle spiagge. Sono io
che aspetto indicazioni e inviti per visitare e godere delle stupende vostre
spiagge, che tutto il mondo vi invidia.